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domenica 27 dicembre 2009

22 Work in progress 6

La storia continua: l'unica cosa definita è la locomotiva, del resto si tratta del soggetto, ma anche il paesaggio di sfondo ha forse trovato il suo assetto definitivo, ed il verde è abbastanza vicino a quello che ho in mente, solo che devo far capire l'avvallamento del terreno vrso il muro di cinta, e voglio anche che ci siano degli alberi, che si senta dello spazio fra il treno e lo sfondo, e che lo sfondo non sia un fondale da palcoscenico, ma vero paesaggio, al di là di un muro da fabbrica, come se ne vedono in uscita o in entrata da tutte le città, credo anche in quelle americane.
Gli sbuffi cominciano a convincermi, ma crerdo che andranno lavorati alla fine di tutto il lavoro, mi piacerebbe che quel fumo fosse la sintesi stilistica dei vari elementi.
Per la prossima seduta, il lavoro fatto sarà asciutto, e potrò cercare le tinte definitive.
Naturalmente sto lavorando anche su altro, ho almeno tre progetti che penso di cominciare al massimo fra un paio di settimane...

martedì 22 dicembre 2009

21 Lo studio della figura

Ho fatto poche sedute di nudo, pochissime, ma mi piace dipingere la figura femminile, senza rinnegarne l'ovvio erotismo. Non potendo permettermi di pagare una modella, e scartando l'idea di lavorare con dilettanti, cosa che rischia di essere imbarazzante e dispersiva, lavoro servendomi di fotografie, tavole anatomiche e memoria visiva, qualche volta mi riferisco a Maestri importanti, ma quasi mai copio l'immagine pari pari, il quadro è sempre il risultato di una qualche idea che ho in testa, e non è raro che faccia diversi studi a matita, acquarelli, guazzi etc., prima di realizzare il cartone da portare sulla tela, rcalcando o copiando. Però mi piacerebbe riuscire ad avere l'immediata freschezza di Toulouse Lautrec, o la gioiosa facilità di Renoir, o l'eleganza di Botticelli, la delicatezza di Raffaello, la carnalità di Rubens, e chissà cos'altro ancora. Con simili referenti, che magari si affollano in un lavoro solo, è difficile esser pienamente soddisfatti del risultato, ed ogni tanto ci riprovo, osando sempre sperare in quei centodieci anni, che, assimilandomi spudoratamente al Maestro Hokusal potrebbero portarmi a dar vita all'opera mia.

sabato 19 dicembre 2009

20 Still Life


Olio su tela

Vorrei riuscire ad avere sempre una natura morta in posa, per lavorarci nelle pause mentre sto facendo gli altri quadri, mettiamo aspettando che un colore asciughi per poter velare.
La natura mortra può essere come il solfeggio o le scale, ristabilisce la posizione, favorisce la ricerca cromatica, si presta alla meditazione, riporta la Pittura verso l'essenziale, trasfigurando gli oggetti in forme con vita propria.
Giorgio Morandi confessava con modestia che avrebbe voluto essere un astrattista, io dico che è stato fra i più importanti astrattisti, in quanto i suoi oggetti non erano la copia degli oggetti reali, ma Pittura allo stato puro: colori, valori, concetti.
Non credo che una mia natura morta riuscirà mai a raggiungere quella sintesi, ma è lì che voglio andare, e se vivrò oltre i cent'anni, continuerò ad avvicinarmici con qualche buon risultato.

giovedì 17 dicembre 2009

19 Lumière, et c'ést le Cinema


Olio su tela cm. 70 x 80
I contemporanei che videro il treno, si spaventarono, pensando che il treno priettato li avrebbe travolti, uscendo dallo schermo, e qualcuno si fece male nella fuga.
Ai giorni nostri non ci spaventa l'Apocalisse che periodicamente ci propinano, anzi non manca chi ne sia grande consumatore, ma venendo al sodo, i Lumière si limitarono a dare un mezzo per l'esecuzione di qualcosa che gli artisti figurativi avevano "inventato" da tempo, si pensi a certe sequenze nelle tombe dei faraoni, alla cavalcata di Fidia, alla crosciante sciorinata di lance della battaglia di San Romano (P. Uccello), al neoralismo spietato del primo piano di quello zotico che s'abbuffa di fagioli mentre s'aggrappa alla michetta con cui farà sostanziosa zuppa (Carracci), a quella spettacolare caduta da cavallo dipinta dall'impareggiabile Caravaggio per tirarci dentro nella storia di Saulo che diventa Paulo, e i balli all'aperto di Renoir, la X bianca di quel dramma di Goya...e che elenco si potrebbe fare, fino ad arrivare ai futuristi (e parlo anche di quelli russi) che indicano senza chiacchiere la strada ai cineasti, facendo fare a Eisenstein una carica di cavalleria senza neanche un cavallo, ed oso anche dubitare che ci fosse qualcuno, dentro gli elmi cilindrici dei Teutoni dell'Alexander Nevskij, a simboleggiare la tragica vuotezza dei Templari di tutti i tempi...Ci voleva proprio, qualcuno che inventasse quella meraviglia che permise di animare le grige solituudini di Mario Sironi, che desse verbo alle cavalcate di Remington, fino ad arrivare a quell'apoteosi del Barry Lindon di Kubrick, l'Impero raccontato attrverso Hogart, Stubbs, Derby, Reynolds.
E' sicuro, gli Artisti facevano il Cinema prima che due geniali artigiani francesi combinassero luce e scorrimento per dare inizio a quella meraviglia che fa cantare i quadri, fino ad arrivare agli effetti speciali sempre più speciali, ma lo scatenamento dei Prigioni, nessuno riuscirà mai a rifarlo.

mercoledì 16 dicembre 2009

18 Il mare


Il canto delle onde Olio su tela cm.50x70
Vincent e le montagne d'acqua Olio su tela cm.50x60

Amo il mare, ma lo frequento poco, e non so nuotare, ma mi basta una spiaggia qualsiasi, perchè ne avverta la magia e l'immensità, e quando mi capita non mi stanco di contemplare le onde, stando ad ascoltarne la voce. C'è un sacco di letteratura, sul mare, io amo Melville e Conrad, ma anche Verga ne ha scritto , e Mishima, e tanti che non ricordo, ma sempre, quando in un libro appare il mare, che sia l'oceano o la scogliera calabrese, un fiordo o una caletta ligure, mi si evoca l'odore salmastro e la musica delle onde, che puoi sentire, se ascolti, anche attraverso il cicaleccio dei bagnanti.
Non credo che gli scrittori avessero sempre il mare sottomano quando ne scrivevano, Salgari incrociava nei mari del Sud sulla tolda del suo tavolo da scrivano, quindi anche dipingendo, si può evocare, e mi sono permesso anche di chiamare in causa Van Gogh. Per la verità il quadro non sarebbe finito, ma arrivato a quel punto, m'è parso di sentire la sua presenza, intento a studiare una di quelle famose stampe... Tranquilli, non ho pretese di medium, è solo Pittura.

domenica 13 dicembre 2009

17 Work in progress 5

Riproduco, oltre al passaggio attuale, un mio lavoro di una quindicina d'anni or sono, per considerare il percorso compiuto: si tratta di un soggetto che ha molto in comune co n quello che sto trattando, si tratta sempre di scorci industriali, anche se diversi per epoca, posizione geografica eccetera.
Il lavoro finito, "leave room for a laughter", è un olio su tela di cm.50x70, e rappresenta il passaggio di un treno in un paesaggio di periferia urbana, abbastanza convincente nonostante certe crudezze.
Lo spazio è ben definito, gli elementi sono tutti al loro posto, c'è la luce che cercavo.
Il quadro su cui sto lavorando è un'altra storia, siamo in un'America inventata non meno di quella metropoli lombarda, il treno è più presente, c'è il vapore. Ma luce, spazio, equilibrio della composizione prescindono da questi episodi, semmai qui sarà richiesta maggior attenzione alle dinamiche del greve incedere della macchina e dei suoi sbuffi di fumo, mentre gli elementi del paesaggio, pur diversamente disposti, devono ugualmente partecipare al quadro.
Allo stato attuale, le costruzioni in alto a destra sono troppo "di quinta", e la vegetazione è debole, anche se il verde comincia a piacermi. Macchina e fumo potrebbero funzionare per un' illustrazione, ma non sono nella cifra stilistica del quadro che ho in mente.

venerdì 11 dicembre 2009

16 Altri tempi

Il canto della risaia olio su tela cm.100x80

Tornando da una gita nel Vercellese, acqua e cielo in un'unica luce, mi ricordavo le canzoni delle mondine, col treno, e le braghe del padrone e tutto il resto. Avevo visto partire da Porta Genova gli ultimi treni a vapore, non c'erano più le mondine ma ho composto l'immagine con una vaporiera 940, cui l'assenza di tender al traino agevolava il lavoro anche all'indietro ed i famigerati vagoni "centoporte" di terza classe. Il gioco fra prospettiva e riflesso fa sembrare che il trenino navighi, spinto dai cori allegri di ragazze eccitate per la trasferta, e spensierate per l'età. Ho avuto modo di conoscere una di queste ragazze divenuta una nonna vivace, persona semplice e di gran cuore, con la generosità della gente abituata a gioire di un lavoro da schiavi che salva dalla fame.

mercoledì 9 dicembre 2009

15 In Pausa e Senza Titolo


Due immagini distanti, realizzati con uguale tecnica: olio su tela con colori "divisi", formato 70 80 e 60 80 cm.
Nel primo ho cercato una luce come quella de "le due madri" di Segantini, e parlo della pittura, col massimo rispetto per la poesia, mentre il secondo è in mio ennesimo tentativo di creare, col gioco delle ombre, una lingerie con la malizia dell'innocenza. La luce è l'elemento determinante, sia quella raccolta delle lanterne e di lumini e riflessi notturni,dia quella che ammicca in pieno giorno tra le foglie..

giovedì 3 dicembre 2009

14 Tempo fa

All'inizio degli anni '70 ero piuttosto confuso, e dipingevo poco, rifacendomi come potevo ad opere viste, fatte da autori più o meno affermati. La costante scarsità di mezzi ed il disordine esistenziale favorivano un approccio rozzo con materiali scadenti, come si vede in questa tempera su una vecchia tela reimbiancata, lavoro disperato, cm 80x100, buttato giù d'istinto, sul ricordo del marchio di un whisky, e non sto scherzando.
Ma non trovo che sia pessimo, certo che avrei dovuto lavorare di più e con maggior cura, ma l'azione dell'arciere figura sintetizzzata in un giustapposizione di forze che produce un solido equilibrio, che successivamente andrò sempre cercando, trasponendolo dalle nature morte e dalle vedute paesaggistiche ai soggetti in azione, che si tratti di creature o di macchine.

domenica 29 novembre 2009

13 work in progress 4

A questo punto, gli elementi del quadro sono tutti presenti. La vegetazione è stata trattata con vari toni di giallo, di verde e di azzurro, incorporando quelle pennellate rosse date per staccare i contorni, e per dare stimolo all'occhio assorbito dal verde.
Il verde è per me sempre un problema, invidio quei pittori che riescono a raffigurare prati e vegetazione con campi di verdi uniformi, i miei verdi sono sempre crudi e molto poco erbacei, devo procedere ad un lungo lavoro, spegnendo con terra di Siena, violetti ed anche rossi decisi, giocando con ombre, e disllivelli per dare aria, e quando smetto di lavorarci non sono del tutto soddisfatto. Problemi analoghi ne ho con praticamente tutti gli elementi, ma se posso dire di essermi sentito soddisfatto qualche volta con un mare o un cielo, rocce o cemeto, drappi e perfino incarnati, il prato verde, l'aiola fiorita, la macchia boschiva, ancora non mi riescono come le immagino. Del resto, il quadro è un viaggio più o meno lungo, con mete non sempre chiare, un viaggio che si interrompe per riposarsi, osservare attorno. decidere se possiamo fermarci o se ce la facciamo ad andare ancora un po'...Certo, lavoravano su commissione quelli che grandeggiano nelle pinacoteche, avevano termini da rispettare, monarchi capricciosi e prelati esigenti da soddisfare, aiuti a libro paga. Ma guardando quella pittura, non posso pensare che nel realizzarla gli artefici non si sentissero in certi momenti fuori dal tempo e lontani dalla cialtroneria di chi poteva permettersi di pagarli, in dialogo sublime col talento, il pensiero, lo spirito e tutte le altre belle cose, anche quando si trattava di pittar frutti, foglie e festoni. In questo senso, affermo che la Pittura è comunque astratta...

sabato 21 novembre 2009

12 Work in progress 3


Siccome per sopravvivere devo fare un lavoro che mi impegna fino alle 17,30, riesco a dedicare alla pittura circa un'ora ogni giorno più 4 o 5 ore del sabato, per cui i progressi significativi vanno di settimana in settimana.
Qui si può vedere che ho proceduto alla definizione delle tinte, ed all'impostazione del paesaggio sullo sfondo, preferendo la rappresentazione di un'area industriale che chiude il quadro, richiamando anche un bordone di suoni da officina su cui si alza lo sbuffo ed il fischio della macchina a vapore, una potente Hudson 4-8-4 (gli americani contano le rute, non gli assi). I verdi sono stati ottenuti accostando tratti di giallo di cadmio rinforzato con bianco titanio, a tratti di azzurro cobalto, grattando poi con spatola e lavorando di pennello, aggiungendo scuri di blu per ombre e volumi, mischiando qua e là anche bruno e terra d'ombra per spegnere il verde.Ho velato il tutto con azzurro e scuro neutro spruzzati passando il dito in cima ad un pennello rigido, si può usare anche un vecchio spazzolino da denti o si potrebbe fare un buon lavoro con un aerografo, ma io vendetti i miei quando smisi, nel '90, di lavorare per i pubblicitari (per la verità furono loro a smettere, per una crisi del mercato, ma non ho rimpianti, se non per i denari). E poi, l'aerografo va pulito, il compressore ingombra, il tubo infescia; meglio sarebbe una pompetta del flit, oggetto diventato introvabile.
Ma torniamo al quadro: con un rosso di cadmio ho rilevato qualche dettaglio, vivacizzato l'erba, sottolinato degli stacchi, la pittura poi coprirà gran parte della sfacciataggine di questo bel colore.
Il fumo ha cominciato a prendere corpo, e già si intuisce il metallo sudato della caldaia, ma molta strada c'è ancora da percorrere per arrivare alla pittura che ho in mente.

sabato 14 novembre 2009

11 Work in progress 2


La fase successiva consiste, dopo aver fissato il carbone (io uso una comunissima ed economica lacca per capelli), nel rinforzare i contrasti, iniziando anche a definire i dettagli. Per questa operazione non uso mai colore nero, ma una tinta neutra, in questo caso terra d'ombra e azzurro oltremare, tenendo l'impasto lungo per sfumare a guazzo. Uso anche terra verde, specie per le ombre sugli incarnati femminili, o varie tonalità di bruno, fino alla terra di Siena bruciata, o anche tonalità di ocra, realizzando sempre comunque un fondo neutro che definisce campi e sfumature, su cui applicherò il colore. Corpose pennellate di bianco danno contrasto e luci, o eliminano parti che non mi convincono, come qui in alto a destra.
Inizialmente, su un monocromo ben chiaroscurato, stendevo varie velature, fino ad ottenere un cromatismo il più vicino possibile a quello desiderato, giocando con alteluci e caricamento di scuri dove opportuno per rendere i volumi: fu a seguito di una illuminante conversazione col maestro Olivieri a proposito di Segantini, Previati e Pelizza Volpedo, la cui pittura poco avevo considerato fino ad allora, che cominciai a cercare le tinte accostando piccoli colpi di colore diviso, iniziando così un'esplorazione che mi sorprende ogni volta. Cominciai anche ad essere meno rigoroso nell'esecuzione del disegno e dell'abbozzo, sviluppanndo man mano la definizione di volumi ed ombre con un procedimento che ha per me qualcosa di plastico.
Tengo a precisare da subito che non ho pretesa alcuna di insegnare la pittura a chiicchesia, avendo per tutta la vita fuggito e dileggiato il "si fa così": mi piace raccontare come faccio io per testimoniare il mio impegno ed eventualmente confrontarmi con altri metodi e criteri, se questo poi dovesse tornare utile a qualcuno, ne sarei felice.

mercoledì 11 novembre 2009

10 Work in progress






Voglio tentare di descrivere il percorso di un quadro.

Ho cominciato questo lavoro circa una settimana fa, su una tela da 75x70 non ancora intelaiata. Non c'è titolo, qualcosa verrà in mente: Ho disegnato guardando una foto, perchè una mia fisima da fermodellista non mi permette di inventare le locomotive, e perchè, volendo rappresentare l'energia degli sbuffi, quelli della foto mi fornivano un buon referente, avendo memoria di parecchie vaporiere in azione viste negli ultimi anni che ancora se ne vedevano; sono andato col carbone direttamente sulla tela, disegnando alla grossa, i dettagli li lavorerò dipingendo. Mi riprometto di richiamare potenza, dinamiche, spazio e luce, ed il suono sferragliante, l'accento è sul vapore, che se ne senta respiro, sibilio e ruggito.

martedì 10 novembre 2009

9 Disegno non tracciato

Quella del disegno è per me una questione fondamentale, per cui insisto. Il quadro che mostro oggi si chiama "Le cicale" ed è un olio di 40x 50, che si rifà al ricordo di un pomeriggio d'estate in un uliveto delle Puglie. Gli alberi si sono formati assieme allo sfondo, senza traccia disegnata, ma dopo aver schizzato a  la matita molte figure di alberi, per esercitarmi a maneggiare forme con cui ho qualche problema. Colori, luci ed ombre sono nati dallo studio di piccoli tratti di pennello variamente composti, utilizzando un numero, tutto sommato, limitato di tonalità. Bello o brutto che sia, questo lavoro non sarebbe stato possibile senza una buona pratica del disegno, che permette di "vedere" le immagini prima di produrle, permettendo così di tentare di avvicinarsi il più possibile a ciò che si è immaginato.
In conclusione, si può dire che il disegno non è mai assente dal quadro, semmai viene rivelato dalla pittura piuttosto che determinarla, viene cercato dal colore piuttosto che supportarlo, come una scultura di Mederdo Rosso cerca l'immagine nell'incontro fra spazio e materia, non si limita a raffigurarla bloccandone i volumi...già Michelangelo vedeva la sua creazione nel blocco di marmo, e Fidia l'Antico scolpiva nel vento i suoi cavalli.
Uno solo è l'indirizzo che mi sento di poter dare a chi, giovane o meno giovane,vuole intraprendere un percorso nell'Arte figurativa, per mestiere o per diletto: esercitate costantemente il disegno, nullo die sine linea, dal vero o a memoria, esrcitate la mano a mostrare quel che la mente ha, più avrete disegnato, più l'Opera sarà come la volete.

lunedì 9 novembre 2009

8 Sempre disegno



Disegnando molto, sempre, si finisce con lo sviluppare un senso del disegno che lo considera anche quando non è tracciato, cosicchè il dipinto ha precise caratteristiche costruttive e di proporzione senza che sulla tela vi fosse disegnato nulla.
Questo avviene con la pittura astratta nel modo più ovvio, ma anche in lavori di solidi disegnatori come Turner o Monet , è facile percepire un percorso libero della pittura, immagini che emergono dallo spazio e dalla luce.
Nel mio piccolo, talvolta mi libero anch'io dal rigore del tracciato, come in questo olio su tela 60x80, chiamato "Una cert'ora". le case sullo sfondo sono quinte semplicistiche, mentre gli alberi risultano da una sorta di action painting completata con lavoro di pennello rustico e svelto. Utilizzo spesso spruzzi e sgocciolature che riprendo a pennello con macchie e velature, capita anche che passando e coprendo il lavoro"action" non sia più visibile, ma credo che comunque l'immagine ne conservi il respiro

domenica 8 novembre 2009

7 Sul disegno










Ho cominciato a disegnare che camminavo appena, ed ho continuato a farlo nel corso della vita, suscitando nel tempo ammirazione, invidia, fastidio, interesse professionale, talvolta emulazione, ma riscontrando troppo spesso meno attenzione al disegno di quanto avrei desiderato, specie da parte degli "addetti ai lavori", intendendo come tali art directors, capimastro, architetti, insegnanti d'arte e simili. Personalmente, ritengo il disegno alla base di tutte le arti figurative, e ci infilo dentro cinema, design, haute couture e quant'altro, rimandando tutti a quanto affermato a proposito del disegno da Leonardo da Vinci, e mantenendo come principio fondamentale quel "nullo die sine linea" di non ricordo quale grande artista dell'antica Roma, e penso alle meraviglie pompeiane...
Le tecnologie informatiche ampliano sicuramente gli orizzonti, ma io chiamo disegno quello che si fa manualmente, usando un mezzo materiale che tracci su una superficie materiale:carbone,matita, pennello, penna, dito o che altro su carta, muro, legno, pietra...
Mouse, penna elettronica, plotter o che so io non hanno quel rapporto fisico essenziale, quell'intervento diretto sulla trasformazione del materiale, il che non significa che non ce se ne debba servire, solo che il saper disegnare arricchisce le possibilità del mezzo tecnologico. Inoltre il disegno come l'intendo io è insostituibile per svilluppare poi la pittura come la intendo io, sempre attraverso trasformazione di materia in modo artigianale.
Ritengo che l'Arte che realizza immagini con altri mezzi, sia assimilabile alla fotografia o a qualcosa con altro nome che non so; parlando di pittura, mi piace intendere qualcosa che viene fatto con l'impasto di terre e solventi.
A sostegno di quanto detto sul disegno, allego le immagini di lavori decorativi eseguiti su tela, ad acrilico per velocizzare i tempi d'esecuzione, dopo aver studiato accuratamente su disegni a carboncino proporzioni e chiaroscuro che richiamassero, per quanto possibile senza copiare pari pari,quel gusto liberty che ha in Mucha il rappresentante più significativo.

venerdì 6 novembre 2009

6 Il sogno dei tamburi



"Having a Dream", recita il titolo, ed il sogno è quello del famoso discorso di Martin Luther King, su cui Max Roach aveva costruito uno dei suoi grandiosi lavori.
Avevo già provato a dipingere Max, ma non ero soddisfatto, nè lo sono ancora del tutto; quello che trovo convincente è la presenza figurativa e sonora dello strumento: la luce dei piatti, le geometrie dei tamburi, il dialogo gutturale del tom a pedale.
Max Roach è la misura dei batteristi, di tutti i batteristi, ed una persona dalle grandi qualità umane, grande Maestro di musica e uomo di cultura.
Mentre stavo finendo il quadro, l'elezione del Presidente degli Stati Uniti realizzava una piccola parte di quel grande sogno, e Max avrebbe meritato di esservi presente...

5 Ancora musica


Anni dopo aver dipinto "The Black Saints....", ho pensato di dipingere Miles Davis, figura fortemente rappresentativa, oltrechè di un'epoca, di un concetto del jazz che ha esteso il campo d'azione senza rinnegare le origini.
Il colore blu credo sia quello che ovviamente viene per primo parlando di jazz, così ho provato ad allontanarmene, mantenendo quella penombra tonale amata da Miles, che qui si volta a controllare il pubblco, lasciando un attimo Trane a meditare, mentre forse la chitarra elettrica sta prendendo un solo, sottovoce...il manico rovesciato della Stratocaster indica che è mancina, ed avrebbe dovuto essere Jimy Hendrix a suonarla, cosa che mai successe, purtroppo, e comunque anche Coltrane era altrove: questo può fare la pittura, evocando suoni che ci sono stati negati...
La batteria è poco rappresentativa, avrei dovuto lavorarci di più, elaborare il brillio dei piatti e gli scuri della cassa, le puntualizzazioni del rullate, come ho fatto nel quadro che mostrerò dopo questo. Questo l'ho intitolato "A Man with a Horn", prendendo dal titolo del'album che riportò Miles Davis sulla scena dopo una lunga pausa...

mercoledì 4 novembre 2009

4 La musica ed altre cose

Tra le altre cose, sono un musicista frustrato, un jazzista frustrato. Senza stare a dilungarmi, ho fatto svariati tentativi di suonare la batteria, ma non ho mai imparato a leggere e scrivere le note ed una serie di problemi mi ha impedito di mantenere un percorso costante con altri musicisti, più o meno frustrati. Ma la musica ti resta attaccata, e ad essa devo momenti ed emozioni sublimi, il cui sapore torna ad affiorare anche quando, casualmente, mi imbatto in un solo di Sonny Rollins, o un pieno d'orchestra di Duke, o può trattarsi di Vivaldi, o Bartok, o Bob Dylan, e potrei fare un elenco sterminato passando attraverso tutta la musica che son riuscito a conoscere, ed altra ce n'è che ancora deve sorprendermi. Non potendo suonare la musica, la dipingo, cercando di rendere le sensazioni che mi dà attraverso la raffigurazione dei musicisti, inseguendo il suono attraverso il dialogo fra disegno e colore, come una tromba che dialoga col contrabbasso, i piatti che dialogano coi tamburi, squilli taglienti sopra un velluto scuro...si potrebbe fare un quadro astratto, action painting o rigorosissimo geometrismo, sono sicuro che qualcuno lo fa, ma a me piace vedere il sunatore, indovinarne l'umore. The Black Saints and the Sinner Ladies è un titolo preso da Charlie Mingus, si tratta di una grande tempera al bianco d'uovo, racconta di un violinista di ragtime che se la spassa, fuori orario, con dei suoi amici che suonano in una maison de plaisir per i bianchi del Sud, sono gli anni di King Oliver e di Bessie Smith, si sta formando il suono che attraverserà come un fiume generoso tutto il noveceto, ed ancora ha da dare.

lunedì 2 novembre 2009

3 Soggetti

Non dipingo solo treni, anche se ne sono appassionato, e, quando ho tempo, pratico un po' di modellismo. La pittura è quel che mi interessa in un quadro, quanto al soggetto, scelgo qualcosa che mi dia un'emozione, o mi susciti ricordi, spesso racconto storie, talvolta esprimo concetti, ma ripeterò sempre che è la Pittura quello che mi porta a dipingere, tanto che a vent'anni facevo quadri astratti...l'astrattismo onestamente praticato, chiede rigore e concentrazione, e più attenzione da chi guarda, mentre le figure raggiungono più gente con approccio più semplice, ma è la pittura che vorrei si considerasse innanzitutto: l'equilibrio dei valori cromatici, la composizine delle masse, l'armonia delle forme, elementi attraverso i quali cerco di ricreare effetti di movimento e di suono oltrechè di luce, elemento essenziale. Da una dozzina d'anni, faccio ricerca sulla divisione del colore, che credo faccia respirare le immagini e dilati gli spazi, quasi rappresentando anche l'aria. Lontano dalla magia di Segantini e dal rigore di Seurat, conduco la mia ricerca in modo empirico ed istintivo, con la costante sperimentazione cromatica che la pittura ad olio permette, come appare evidente da questo quadro di cm. 100 x120, che vorrebbe sbordare oltre questa misura, avendo per soggetto un mercato affollato e vivace. "La razza è un pesce" è il titolo, col pretesto della pescheria generale si descrivono differenze culturali ben mischiate, e differenti umanità, in un'architettura come quella vista nel mercato ittico di Trieste ed a Rijeka, in Croazia, che vagamente richiama le navate di un qualche tempio, a sigmatizzare la beceraggine di guerre di religione evocate da tendenze xenofobe che vanno affermandosi contro ogni logica storica e contro i precetti di qualunque religione. Di un messaggio ho fatto Pittura, senza esagerare in retorica, definendo la mia posizione di fronte al mondo.








domenica 1 novembre 2009

2 Mi spiego

Da anni ormai dipingo quasi solo ad olio, impastando i pigmenti con una mestica composta di olio di lino crudo, essenza di trementina e vernice mastice, ma cerco di destreggiarmi in più tecniche, scoprendo sempre cose nuove, e rendendomi conto di come tutti itipi di pittura sono riconducibili a pochi elementi essenziali, corredati poi da un'infinità di personalizzazioni che fanno la differenza tra i lavori dei vari autori. Quando ripresi a dipingere seriamente, dopo anni passati a cazzeggiare in vari modi, mi dedicai alla tempera, per ridurre i tempi di asciugatura, e per darmi un rigore che mi avvicinasse ai Maestri del nostro Rinascimento, impastando i pigmenti con una mestica al bianco d'uovo che dava risultati di eccezionale limpidezza, come spero si capisca dall' immagine che allego. Il soggetto fa riferimento a quel Turner dove uno sbuffante naviglio umilia un superbo veliero trainandolo, ma qui è la vecchia caffettiera che umilia un locomotore in avaria, dopo un nubifragio che ha danneggiato la linea elettrica. Rapportandomi al grande Maestro britannico, ho evitato di tentare l'imitazione della sua inarrivabile tecnica, cercando invece di richiamare il tono crepuscolare che in Turner concettualizza il passaggio epocale, mentre nel mio lavoro è un fatto incidentale, pretesto per cercar tinte che sfumassero una nell'altra.

domenica 25 ottobre 2009

1 Introduzione



Vivo a Milano e mi occupo di pittura dipinta, intendendo quella che si fa in maniera tradizionale, ponendo colori che possono essere ad olio ad acqua a calce all'uovo acrilici eccetera su di un supporto che può essere muro o tela o pietra o carta o lamiera eccetera allo scopo di ottenere un'immagine, sia essa astratta o raffigurante cosa riconoscibile, il che genera la distinzione fra astratto e figurativo che personalmente rifiuto se non per comodità discorsiva. La pittura è comunque "astratta": Raffaello non credo vedesse la Madonna nè Michelangelo il giudizio di Dio. Turner osservava la tempesta legato sulla barca per poi concettualizzare la furia degli elementi in un dipinto eseguito in studio. Del resto, la concettualità è presente, con variata evidenza, in ogni opera d'arte; il concentrare tutto il senso dell'opera nel concetto produce cose di gusto discutibile, raramente d'immediata comprensione, spesso ingombranti e quasi mai gradevoli. Qui mi fermo e rimando al quadro rappresentato per cominciare a spiegarmi: è ad olio su tela cm. 60x80 e si chiama "Era Futuro"......Il richiamo ai Futuristi è palese, è anche dichiarato il superamento ideologico di quell'audacia che provocò adesioni al regime del ventennio, mentre ritengo che le innovazioni pittoriche dell'epoca offrano tuttora spunto per la ricerca.