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| Pala per L'Aquila Olio su tela cm.90x120 |
domenica 27 giugno 2010
39 Riflessioni dopo la catastrofe
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pittura dipinta
mercoledì 23 giugno 2010
38 L'ultimo ballo
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| Primo studio |
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| Bozzetto gouache |
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| Save the Last Dance for Me Olio su tela cm. 90x110 |
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pittura dipinta
lunedì 17 maggio 2010
37Across the Bridge
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| Across the Bridge Pastello a olio su cartone cm.35x50 |
C'è un ponte nella leggenda di Sonny Rollins, dove si racconta che si recasse di notte ad esercitarsi col sassofono, in quelle lunghissime conversazioni con la musica che successivamente offrirà nei suoi concerti, sia spalleggiato da colleghi sopraffini, sia in perfetta solitudine. Io però ho tuttora viva l'immagine di quest'uomo in abito nero, "rasato come un bonzo", che tiene il palco per tre quarti d'ora limitandosi a soffiare poche note senza seguito, sulla testura di Max Roach e di un contrabbasso di cui dimentico il nome. Era il 64 o 65, non si suonava molto jazz a Milano, e Sonny Rollins mancava da qualche tempo, anche dalla scena internazionale, così lasciò in sospeso tutte le aspettative, ma nessuno si arrabbiò, tale il rispetto per un artista che è riduttivo definire grande. Inoltre il sestetto di Max Roach aveva fatto meraviglie nella prima parte, di musica ce n'era stata, si poteva tranquillamente riflettere su un'onesta mancanza d'argomenti, o dell'umore per esporli. Un lavoro su Sonny Rollins ce l'ho sempre avuto in mente, ho fatto diversi schizzi, questo col pastello ad olio è il più completo, forse ne farò un quadro. Stendendo e raschiando e ristendendo il pastello, si ottiene un effetto di velatura e divisione assieme che va studiato ed affinato, per dare al lavoro maggior consistenza, e si può intervenire sul colore, troppo deciso, dei pastelli.
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pastello,
pittura dipinta
mercoledì 28 aprile 2010
36 Mood Indigo
| Lady and a Tramp Olio su tela cm.40x70 |
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| Mood Indigo Pastello a Olio su cartone telato cm.35x50 |
"Lady and a Tramp", un olio su tela, gioca sul personaggio di Billie Holiday, sebbene la somiglianza sia molto vaga, essendomi accontentato di rendere il romantico erotismo del suo talento, sfumato nella tenerezza del personaggio disneyano presente nel titolo. Al sassofono potrebbe essere Coleman Hawkins, Lester Young o Dexter Gordon, o uno qualsiasi degli eccezionali solisti che duettarono con la Signora, quel che conta è che entrambi li avvolge quel turbinio di colori frammentati, che intende rappresentare la musica di quel dialogo improvvisativo che è la squisitezza del jazz. Il quadro è del 2002, ottenuto spruzzando e gocciolando colori che poi ho integrato a pennello, seguendo la traccia del preciso abbozzo monocromatico di partenza. Fu esposto varie volte, apprezzato ma mai comprato, del resto non ero convintissimo del risultato, per cui lo riposi, finchè mi venne l'idea di metterlo in rete, prima su flickr, poi su paintingsilove, dove ricevetti un riscontro al disopra di ogni mia aspettativa, con decine di commenti entusiasti. Visto che un pezzo analogo,"Blue Note on a Walking tempo", raffigurante un gruppo bop con cantante, era andato perfino venduto, ho pensato di proseguire sul filone, diciamo, leggero dei quadri che dedico al jazz, lavori di piccole dimensioni, più d'ambiente che specifici su un personaggio. Nella mia vita attuale, svolgo un lavoro di custode che mi permette di campare, ma mi vampirizza, coi vari spostamenti casa-lavoro-bottega, una dozzina di ore al giorno, cosicchè mi sono organizzato nel bugigattolo che funge da portineria, in realtà un cesso in fondo al cortile, per poter fare qualcosa nei momenti di fermo, cose modeste con acquarelli e pastelli, e questo mi ha portato a scoprire il pastello ad olio, che, avendo consistenza materica e restando solido alla stesura, mi permette di sovraporre le tinte, studiando e rifacendo, ottenendo un aspetto finale non troppo diverso da quello del colore ad olio, in cui la divisione offre tutta un'altra ricchezza di toni. Così ha origine l'altro lavoro che, derogando dal mio vezzo di evitare l'ovvietà del Blue, si intitola "Mood Indigo", lavorato su un cartone telato. La possibilità di sovrapporre le tinte senza dover aspettare l'asciugatura, favorisce una ricerca accurata sul colore, solo parzialmente disturbata dalla tendenza dei pastelli ad impastarsi producendo sfumature indesiderate, cui d'altronde la possibilità di raschiare e ridipingere dà buone possibilità di controllo, pazienza se si perde un po' di freschezza. Si tratta quindi di sviluppare accorgimenti che producano effetti, equilibrando i quali ci si avvicina al risultato desiderato. In questa seconda rappresentazione, i musicisti non stanno suonando, ma la musica è presente mentre vanno concordando un'esecuzione, su che ritmo muoversi, per trasmettere quali sensazioni umorali...mood, per l'appunto, per di più indigo.
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pastello,
pittura dipinta
giovedì 22 aprile 2010
35 A Venezia
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| Venezia (da Sargent) Olio su tela cm.40x50 |
| Venezia a memoria Olio su tela cm.50x60 |
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| Vittore Carpaccio Back Home Olio su tela cm.40x50 |
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| Camminando Olio su tela cm.50x60 |
Impossibile non incazzarsi per quel che le fanno turisti, governo e veneziani. Impossibile non apprezzare certe improvvise solitudini che sorprendono chi vi si perde.
Vado a Venezia tutte le volte che posso, e puntualmente provo il desiderio di mettermi a dipingere sul bordo di un canale, o all'ombra di un sotoportego, ma certe cose non usano più, così mi limito a bere tutte le immagini che posso, per servirmi della loro memoria quando, a casa, dipingo Venezia. Può anche succedere che prenda da qualche Autore, o che mi serva di fotografie, ma la cosa principale è che cerco sempre di ricreare l'anima di questa meraviglia, le sensazioni che la città riesce a dare tutte le volte che ci si ritrova.
Il primo lavoro in alto è preso da un acquerello di Sargent, trattato ad olio alla mia maniera su una tela 40x50, e visto adesso mi sembra molto scolastico, si sente tutto il peso del grande Maestro, ma c'è la luce, e la pietra , e l'acqua, senza dubbio si tratta di Venezia.
E Venezia a memoria é il titolo del secondo, 50x60 dipinto da un veloce schizzo fatto forse dodici anni prima, è quindi la memoria che ha prodotto la maggior parte di questo lavoro. Col terzo lavoro mi rivolgo a Carpaccio ed al festival del cinema, in un paesaggio di pura fantasia: olio su tela cm. 40x50, Vittore Carpaccio back Home. Ho cercato di richiamare i colori del Maestro, ponendo il punto di vista in basso, come da su una gondola; la presenza dell'acqua si riflette sui muri, l'effetto non è il più felice, ma da qui comincia un discorso che intendo proseguire, dipingere Venezia senza dipingere l'acqua, facendola in qualche modo avvertire, evitandone la rappresentazione più consueta. Il titolo in Inglese evoca il cosmopolitismo del cinema, e la casualità di un lenzuolo steso, di proporzioni esagerate, suggerisce un silver screen che Carpaccio avrebbe saputo vivificare come i suoi teleri. Manca l'acqua anche nell'ultimo pezzo, "Camminando", un olio su tela cm. 50x60 dove ho lavorato solo di fantasia, celebrazione delle passeggiate Veneziane che preferisco. Un pigro ambiente domestico, l'eterno appostamento del gatto, gli eterni piccioni, una bella giornata col sole, anche d'ottobre, sole che gioca i suoi riflessi sulle pareti e sotto il ponte, il sontuoso palazzo che emerge discretamente sullo sfondo, Dimensione Umana in cui sono a mio agio. Ammetto una volta di più che il riverbero riflesso dall'acqua pootrebbe esser fatto meglio, ci studierò.
martedì 20 aprile 2010
34 Susanna e i pesci rossi
| Susanna e i pesci rossi Olio su tela cm. 60x80 |
martedì 6 aprile 2010
33 Pensiero remoto
Tempera su carta, circa 50x70, dipinto nei primi '70, intelaiato di recente, e titolato Veloce, di notte.
Avevo un pezzo di quella cartaccia bluastra con cui una volta si ricoprivano i libri di scuola, ma che serviva anche per confezionare i chili di spaghetti in pacchi chilometrici. Con tempera da studio, tracciai questo quadro senza troppo starci a pensare; al dipinto, non pensavo, pensavo invece a tutte le suggestiondi un viaggio notturno, guardando fuori dal finestrino di un treno. Rapide apparizioni di crateri profondi che sparano vegetazione, cespugli e canneti, luci improvvise, materializzazioni di colori subito riassorbiti dall'oscurità sferragliante, un fischio taglia attraverso tutto, lontanissima appare una città illuminata che tarda ad avvicinarsi.
Con la pittura maturata in 30 anni, ho ripreso l'argomento nel "Cuore delle tenebre", associandovi il senso di mistero magnetico così ben narrato da Conrad, elaborando nella direzione della mia ricerca attuale le tinte che qui avevo indicato con poche, rapide pennellate d'una temperaccia da scuola date col più miserabile pennello made in China.
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