martedì 16 agosto 2011

50 Cavalcando le onde




Camargue!
Olio su tela cm.40x70
Prima dei tredici anni, non avevo mai sentito parlare della Camargue. Fu a seguito della proiezione di un film a scuola, storia di un ragazzo che scappava in mare su un cavallo dalla criniera bianca, che l'insegnante di lettere ci diede qualche notizia di questa zona della Francia, il cui nome affiorava poi di tanto in tanto in qualche racconto o sulle pagine di riviste tipo National Geographic. Se non sbaglio a capire il francese, Brassens canta di volervi esser sepolto per passare la morte in vacanza, ma fu solo attorno ai quaranta che vi transitai brevemente, in via per la Spagna, e vidi di sfuggita la sua gente di taglio Gitano, una taverna con chitarre appese al muro, promesse di tablao flamenco nella sera che trascorsi altrove perchè non guido la macchina ed ero l'unico cui la cosa potesse interessare. Intravidi anche le mandrie semibrade di questi cavalli che sono grigi e bianchi nell'età adulta, scuri da puledri. Perciò questo quadro rappresenta più un luogo della mente, che un ricordo di un posto reale, offrendo così il pretesto per cercare la luce, lo sciabordìo delle onde interrotto dai tonfi del galoppo, lo scintillio degli spruzzi vivacizzato dai colori iridei che il sole produce sulle gocce. Il taglio dell'inquadratura, che esclude l'orizzonte, vuole suggerire una spazialità oltre i limiti del quadro, richiamando il cielo sereno e luminoso nel suo riflesso in mare.

venerdì 22 luglio 2011

49 Ritorno





Mask
Olio su tela cm.70x100
Avevo arrotolato questa tela, riutilizzando il telaio. Era una tempera del 1973-75, anni di vita disastrata, il quadro era approssimativo ed inconsistente, anche se all'epoca m'era sembrato di fare chissacchè. Ma erano tempi inconsistenti, ed io mi stavo buttando via. Riprendere questo dipinto è stato come rammendare un pezzo di vita, poca cosa, meglio che niente. Vi ho ridipinto sopra ad olio, dividendo il colore e riequilibrando il disegno, provando un senso di rammarico per il tempo perduto. Se avessi cominciato allora a lavorare con impegno e rigore...Tardi ho capito che talento senza mestiere è buono per i rotocalchi da parrucchiere. Alla fine, il quadro m'ha dato una certa soddisfazione, mi sembra una discreta sintesi della ricerca che sto facendo, e di quella che non feci: arte primitiva e futurismo sono citati attraverso un lavoro insistito sulle tinte ed un disegno elementare, di cui non sfugge di sicuro la schematicità geometrica dell'impianto, anche se timidamente proposta: la decorazione segnaletica della macchina, i raggi taglienti delle luci, l'accenno a fili di telegrafo, la centralità prospettica delle rotaie, dove la fuga del margine superiore coincide con l'orizzonte. Frontalità e prospettiva centrale sono elementi che generalmente evito, mentre qui ne faccio uso con l'intenzione di suggerire il movimento della macchina attraverso la tensione interna dell'immagine compressa da detti elementi inseriti in un'inquadratura molto stretta, piuttosto che tramite altri espedienti illustrativi, come per esempio certe ardite prospettive da grandangolo, che tuttavia non rinnego. Mi interessa poter comporre su registri diversi, esprimermi e comunicare "in all languages", trasponendo in pittura l'armolodia di Ornette Coleman...

domenica 3 aprile 2011

48 Vedere la musica



Ancora un'immagine presa da una fotografia. Ho pensato  bene di mostrare anche la foto, piccolo tassello su una colonna di quotidiano, di cui m'ha attratto il colpo d'occhio del nero contrappuntato alla carnagione bionda della musicista, affettuosamente abbracciata al suo strumento. La posa m'è parsa così significativa nella sua semplicità, da non ritenere di doverla modificare, e l'ho copiata tal quale, disegnandola con modesta applicazione, senza però curarmi della somiglianza, perchè ho problemi con le somiglianze, e qui il viso appariva talmente piccolo...Ho mantenuto il taglio corto dei capelli, una chioma sciolta, o anche raccolta avrebbe disturbato l'essenzialità dell'immagine. Pur apprezzando le chiome femminili, di cui non mancano splendide raffigurazioni pittoriche, una per tutte la Venere di Botticelli, ho notato che i capelli corti o raccolti, mettendo in risalto la linea del collo, attirano maggior attenzione sulla qualità del disegno, quasi che il fulgore delle chiome potesse favorire una distrazione.

47 Processo cromatico







Mentre lavoravo sul disegno, mi tornava alla memoria il ricordo di un mattino di domenica, all'auditorium dell'Angelicum, a Milano. Si poteva assistere alla prova generale del concerto del Lunedì, e quella volta eseguivano Vivaldi, prima un'orchestra, poi le trascrizioni per organo di Bach. Senza la mise di scena, i musicisti appaiono meno inavvicinabili, ed io, ragazzino quindicenne, mi innamorai della prima viola, che non somigliava per niente a quella qui ritratta, ma l'incontro della sobria eleganza dello strumento con l'avvenenza della musicista, mi ha riportato il sapore di quella sensazione consacrata dalle note del Genio Veneziano, alla cui spumeggiante ispirazione rendeva omaggio nientemeno che il Maestro Assoluto. Parlando di pittura, successive stratificazioni del pastello tratteggiato portano al cromatismo finale: la prima immagine in alto mostra un abbozzo iniziale a tinte chiare, la campitura a tratteggio permette ai colori di mischiarsi senza impastarsi, in modo da poter accogliere ancora altre tinte, elaborando sfumature per modellare l'incarnato della figura come la consistenza lignea dello strumento, avendo definito le ombre con un neutro di bruno e verde, in sostituzione della terra d'ombra e terra verde che uso dipingendo. L'incarnato è lavorato con giallo Napoli chiaro, un rosa "flesh" che potrebbe funzionare da solo in un lavoro cartellonistico, un'altro rosa più da petalo, bianco per dove batte la luce, un verde spento ed un'ocra scuro per le ombre. L'abbozzo completato è stato quindi raschiato con lametta, ottenendo un rapporto tonale più armonico, su cui si lavora ancora stendendo colori e raschiando con lametta e sgarzino, fino all'immagine successiva, sulla quale sono visibili anche piccole correzioni del disegno.
Per esempio, se l'incarnato è troppo rosato, tratteggio con lo sgarzino per scoprire il bianco del fondo, stendendo poi, se necessario, un giallo di Napoli o altra tinta pallida, integrando magari il tutto con un velo di bianco; posso aver risparmiato il rosa sulle guance, o dove può servire, rinforzatolo, e così via. Questo procedimento, più laborioso da raccontare che da attuare, permette il bilanciamento di toni e tinte, lavorando per gradi su tutta l'immagine. Il bianco dell'oil-bar è stato utile per le alteluci, lasciando un segno carico, su cui il pastello fatica ad aderire. Ho intenzione di provare oil-bar di altre tinte, e magari pastelli secchi, cercando con questo mix di correggere una certa sordità del pastello ad olio.






domenica 27 marzo 2011

46 L'ombra sull'acqua

Volo
Olio su tela cm.65x75
La luce, il movimento, lo scorrere del tempo. L'ombra del gabbiano, che vola fuori dal nostro campo visivo, dilata lo spazio oltre il limite del quadro. Un lavoro della serie sul mare, cercando di rappresentare l'attimo di una visione, con un pensiero alle ninfee di Monet, alla ricerca dei Futuristi, all'eleganza rappresentativa dei Maestri Giapponesi, e ad altre cose, filtrate dalla divisione del colore per dinamicizzare l'ovvia dominante d'azzurro. Dipingendo, vado riconsiderando discorsi ritenuti esauriti, nell'intento di congiungermi con una linea di continuità che passa attraverso i secoli della storia umana, avvalendosi dei mezzi semplici e materialmente limitati che la Pittura mette a disposizione. L'ombra, s'è detto, è quella di un gabbiano, ma penso di potermi permettere un ripensamento. Vagando su flickr, ho incontrato un delicato artista giapponese che aveva aperto un gruppo in memoria dei terribili eventi degli ultimi tempi, evocando nel nome l'aspetto sacro ed augurale della gru, che i giapponesi imparano a creare nei loro origami fin da bambini. L'ombra di un volo su un mare calmo mi è parsa appropriata per un'invocazione di pace e serenità, ed un sentito omaggio alla dignitosa calma, oramai proverbiale, dei giapponesi di fronte a devastanti sciagure. Ho inviato quindi l'immagine del quadro, ripromettendomi di scrivere a questo collega per spiegargliene la storia, non credo che mi biasimerà per aver falsificato il messaggio.

lunedì 14 febbraio 2011

45 Ancora il corpo femminile

On the Pond
Pastello ad olio su carta Shoeller cm.35x50

Bagnasciuga
Pastello ad olio su carta Fabriano semiruvida g.100
cm.50x70
Entrambe le modelle sono prese da fotografie. Della prima, alla quale ho tolto degli insulsi sandaletti con tacco a spillo, ambientandola in uno stagno, mi aveva colpito l'eleganza plastica, favorita dalla snellezza del corpo, scolpito dalla luce spietata dell'ambiente in cui la Vanessa Beecroft stava organizzando una delle sue adunate. La modella è in un momento d'attesa, e le membra sono rilassate, dando una sensazione di meditazione contemplativa, che ben si associa alla quiete dello stagno.Della seconda m'era piaciuta la gioia del corpo colto in corsa. Trattandosi di una reclam di intimo, ho cancellato l'indumento (peraltro esiguo), e le solite ciabatte con tacco dodici,cercando di dare al viso un'allegria meno professionale; ho anche modificato la postura del suo braccio destro, che copriva il seno, aggiungendo il telo colorato per dare un senso alla posa, che rischiava di sembrare una mossa da spogliarello, mentre io volevo che, se malizia ci fosse, fosse quella della sua giovanile spensieratezza, riconducibile al tema della Susanna. L'uso del pastello ad olio, al quale mi trovo costretto per via dell'esiguo spazio del cesso (non è metaforico, è proprio una ritirata) in cui trascorro parte della giornata di lavoro da portiere, mi consente una quantità di ripensamenti e correzioni, per intonare le tinte, e perfezionare il disegno, lavorando a strati successivi, grattati, incisi, sfregati. A volte la sensazione è di lavorare in modo "plastico", spesso mi sembra di procedere ad un'incisione tenera. Il fatto che i cololri tendano sempre ad impastarsi fra di loro, se da un lato è un limite, perchè ostacola l'accostamento divisionistico di tinte pulite, dall'altro porta a scoprire inedite sfumature ed effetti che stimolano lo studio, per poterli controllare. Le tinte dei pastelli ad olio non sono tuttavia così brillanti e duttili come i colori che mi preparo unendo i migliori pigmenti ad un legante composto di elementi puri e semplici quali olio di lino, lacrime di mastice ed essenza di trementina, gli accostamenti non sempre sono efficaci, e questo fornisce ulteriore stimolo allo studio: gli esami, dice Eduardo, non finiscono mai.






lunedì 27 dicembre 2010

44 Il corpo e la luce

Susanna e i pesci rossi
Olio su tela cm.60x80


Posa
Olio su tela cm.70x100


Rosso!
Olio su tela cm.60x90



monocromatico di preparazione sulla tela



Il sole ala finestra
Olio su tela 55x115
Probabilmente, non avrei dipinto quest' ultimo nudo, se non mi fosse stato chiesto. Il nudo disteso troppo spesso ha prodotto quadri insulsi, per cui preferisco la figura colta in una sua azione, mi sembra di dar più senso alla pittura studiando di rendere una gestualità, un'espressione colta in un momento intimo, come la signora che si specchia mentre cinge un drappo, o l'artista che si disegna nella discrezione del suo studio, o la fanciulla che nutre i pesci rossi di un laghetto nell'ombra di un qualche parco...la figura di donna distesa ha ovvie implicazioni, favorite qui dal formato oblungo del quadro, 55x115,che fa pensare ad una testiera di letto. Non che io abbia niente contro l'erotismo, mi piacerebbe anzi poter produrre opere decisamente erotiche, anche in azione, e sicuramente saprei come ambientarle. Se riuscissi a vivere con la vendita dei quadri, avrei una produzione del genere, citando magari le pregevoli hopere dell'Hukio-e, ma allo stato attuale non mi sembra il caso di fare lavori che sarebbe problematico esporre. Per questo lavoro mi son trovato a dover inventare una scenografia in una spazio inadeguato, il formato oblungo lasciando poco spazio per elementi di ambientazione, così me la sono giocata con degli effetti di luce e qualche drappeggio, elementi presenti anche negli altri tre pezzi qui riprodotti. Considerando questi miei lavori sulla figura femminile, ho la sensazione d'un trattamento della figura, troppo genericamente scolastico, risentendo della mia carenza di studio dal vivo: lavorando per mezzo di fotografie e tavole anatomiche, resto coinvolto nell'aspetto di "studio", che provoca un blocco interpretativo, dandomi un risultato più lontano da quello che vorrei di quanto non lo sia in miei quadri d'altro genere. Del resto, mettendosi a dipingere seriamente verso la cinquantina, non si può che sentire la mancanza di tutto un percorso precedente, ma rimpiangere il tempo perduto serve solo a fiaccar lo spirito; si può invece cercare con disperata ostinazione di evocare quel che non è stato, illudendo il passar del tempo, e, concentrandosi, si riesce a prodursi una situazione felice. Renderne partecipi altre persone è lo scopo per cui un Artista esibisce la sua Arte.