martedì 12 gennaio 2016

68 Action

Elaborando una rilettura dell'Action Painting, non posso prescindere da una mia formazione "tradizionale", che presume il dipinto basato su un disegno preciso.
Il disegno sarebbe comunque presente, anche partendo dalle macchie cromatiche del dripping, avendo io scelto di rappresentare con la Pittura immagini, situazioni, concetti, sempre attraverso forme identificabili. 
Nel caso di questi due lavori, il primo di cm.80x95, il secondo di cm. 30x40, ho proceduto da un disegno preciso, realizzando anche stencils per meglio definire l'immagjne

















domenica 1 settembre 2013

67 Ripensamento

Ridipintura terminata il 26 agosto 2013

Avrebbe potuto intitolarsi "Susanna e l'Oleandro" o "Susanna coi capelli tagliati" o qualcosa del genere, ma dopo lungo lavoro sulle ombre e sul fogliame, mi sembrò opportuno non dargli titolo, a testimoniare la mia insoddisfazione. Le ombre avrebbero dovuto suggerire un ricamo, senza scadere in lingerie della Cicciolina, e la mia costante sfida col verde doveva materializzarsi nel verde del panneggio, che alla fine tentai di recuperare con una improbabile banda gialla.
Lavoro originrio

Lo sfondo di foglie e tronchi era assolutamente privo di profondità, i fiori davano l'idea d i essere stati appiccicati a casaccio; in breve, niente funzionava, ed anche l'anatomia era costretta in una posizione innaturale.                         Passò del tempo, continuai la ricerca delle ombre sulla pelle, e dopo un paio di piccoli episodi abbastanza riusciti, ripresi in mano la tela 60x80, e ci ridipinsi sopra.
Il risultato è ben visibile, denota, quanto meno, una maggiore scioltezza e un approfondimento della divisione del colore, più funzionale all'atmosfera del quadro.


18x24
25x60




domenica 31 marzo 2013

66 Ancora di faccia

Monster
Olio su tela cm.60x75
Mentre organizzavo un paio di quadretti sul tipo di quello considerato a 65, ha catturato la mia attenzione una bella inquadratura di una locomotiva storica restaurata di fresco, esposta in tutto il suo splendore. Ho voluto rappresentarla in azione, ferro sudato e grande sbuffo di vapore, dividendo il quadro in due aree tonali, e la parte più difficile è stata quella chiara, volendo bianco vapore e non altre fumate.

sabato 16 febbraio 2013

65 In Piccolo


Full  Face    olio su tela cm.22x32
Ho usato una tela piccola non tanto per indulgere alla mia passione per il modellismo, quanto per proporla come pezzo a basso costo, e nel pianto della crisi, il mercante mi ha proposto piuttosto una serie di quadretti omologhi, senza peraltro comprarmi questo. Al di là delle lacrime, di cui i mercanti sono abbondantemente munifici in tutte le stagioni, trovo che questo lavoretto proceda sulla strada di una pittura sulla pittura, dove la cosa rappresentata, pur se perfettamente riconoscibile, non è il tema del quadro.
La macchina ferroviaria offre un sacco di occasioni per lavorare su luce e materia, ed il suo movimento, quando è lento, ha una maestosità inesorabile, coordinando un'infinità di dinamiche, potrei dire come le sequenze dei velieri che il cinema ci propone,,.la locomotiva fa anche la sua musica, decisamente timbrica, si tratti di vapore o d'altra energia.
Per questo, penso che svilupperò una serie di questi quadretti, il formato piccolo favorisce il lavoro sui dettagli in tempi più veloci, quindi facilita la ricerca, e forse si trova chi si degna di comprare. Forse.

mercoledì 19 dicembre 2012

64 Nero

Fado
Olio su tela cm. 85x110
Per anni ho evitato di usare il nero nei quadri, seguendo un'idea di Pittura Tonale. I toni scuri mi piace comporli coi bruni, gli azzurri, i violetti, mischiati all'occorrenza con la tinta dominante.
Solo di recente ho usato piccole dosi di nero per rendere l'oscurità notturna, ed uno dei cavalli nel Vento di Fidia.
Recentemente, ho visto una cantante portoghese, di cui non ricordo il nome, che indossava un abito nero con qualche lustrino iridescente: perfetto per visualizzare la superba melancolia del Fado espressa dalla giovane cantante con un talento degno di Amalia Rodriguez, così ho realizzato questo lavoro, gocciolando colori vivaci sopra un disegno nero, lavorando di pennello per modellare.
Al di là di ogni possibile giudizio, critico o di gusto, sul risultato finale, resta la considerazione del fatto che in Arte non ci sono preclusioni ma solo ricerca.
Dandosi delle regole, si forniscono i presupposti per eluderle, il rigore è nel procedere in modo che serva all'opera: avrei potuto ottenere lo stesso effetto col mio solito sistema, ma ho preferito introdurre un elemento insolito, cercando l'equilibrio che cerco su altri registri. 

domenica 25 novembre 2012

63 Soluzione forzata

Il vento di Fidia
Olio su tela 8ox100
Ero partito con l'intenzione di completare la serie delle stagioni con cavalli, dipingendo un quadro autunnale.
Rappresentare la caduta delle foglie introduceva un elemento di movimento, e siccome mi pareva opportuno muovere anche i cavalli, arrivai alla conclusione del galoppo nel bosco.
Erano i giorni della disgrazia della Grecia, quando l'Unione Europea addossava alla piccola nazione la responsabilità del baratro finanziario, ed il governo greco non trovava di meglio che ossequiare la spocchia dei nordici opulenti, portando alla fame un popolo già variamente provato nella sua storia da tragici eventi, fra cui, da non dimenticare,  l'invasione delle truppe fasciste, delle due nazioni europee che il fascismo avevano creato e diffuso.
Ho passato vari mesi ad Atene, al tempo dei figli dei fiori e dei colonnelli, e, pur con qualche screzio, che  del resto non sarebbe mancato neanche in patria o altrove, conservo un bel ricordo dell'accoglienza amichevole, talvolta fraterna, della gente di quelle parti. Avevo pure lavorato nella bottega di un artista di nome Manos, parte di una modesta itellighenzia liberal che sfidava a suo modo il regime, avevo dipinto un murale nella locanda di Barbastavros, un soffitto in un locale di Kolonakis, avevo suonato la batteria con un gruppo locale...
M'è parso giusto, quindi, ricordare gli amici rendendo omaggio a Fidia, ispirandomi alla sua cavalcata che bisogna andarsela a vedere a Londra.
Per essere Grecia, doveva esserci il mare, ma non volevo che si vedesse la linea d'orizzonte, ed un accenno di pineta avrebbe ulteriormente evocato un paesaggio Mediterraneo.
Inoltre, i cavalli dovevano somigliare a quelli di Fidia, interpretati in modo molto diverso e con diversi rapporti proporzionali di come sono abituato a fare, e tutto l'insieme mi richiamava i cavalli sulla spiaggia di De Chirico, che fra l'altro in Grecia ci è nato.
Il mare doveva figurare come sfondo, rappresentato solo dal luccichio delle onde, come quando lo si vede dall'alto e da lontano, senza elementi spettacolari nè barche ad aiutarne l'individuazione, i cavalli dovevano sfrenarsi in un turbinio di foglie cadenti, sollevadone altre col galoppo. Il disegno m'era parso accurato, e credevo d'aver trovato la giusta cifra per i cavalli, ma non mi ci volle molto a vedere che non riempivano bene l'inquadratura, e l'ambientazione nel bosco col mare di sfondo non aveva comunque spazio per svilupparsi. Corressi un'infinità di volte, fotografando ogni fase, ma ad un certo punto abbandonai. Un virus, fra l'altro, mi distrusse le foto, e pensavo di imbiancare la tela, per riprendere poi il soggetto su una tela più grande.
Fu dopo varie settimane che, togliendo il fogliaccio che avevo messo per nascondere, mi venne fatto di pensare al lavoro così come lo si vede adesso, una specie di rovina colorata.
Non sono completamente soddisfatto, i colori li trovo stanchi, l'impianto generale è debole, si leggono male le foglie che ho voluto elaborare col dripping, il mare sembra un cielo mal riuscito.
Insomma, il quadro è da rifare, ma questa involontaria rilettura di un modo futurista mi stimola: insistere su un disegno canonico, facendolo però a pezzi in funzione dinamica e mantenendo coerenza di maniera. Un lungo discorso, che merita di esser proseguito.

martedì 9 ottobre 2012

62 Inseguendo una memoria

Senza Titolo  incisione a punta secca stampata in proprio cm.10x15                 

                                                                                                                                                                                                                                   

Il dono del vento Olio su tela cm.65x90

Non ricordo quanti anni fa, fui colpito dalla assoluta bellezza di una piccola testa femminile magistralmente scolpita in ebano da un ignoto scultore di non so quale paese africano. Straordinario come il Maestro avesse reso la tipica morbidezza della chioma con semplici righe incise in un incrocio regolare di normali e diagonali: la luce sminuzzata sul nero lucido dava nel legno durissimo la soffice consistenza della capigliatura Afro, confrontandosi magnificamente con la levigatezzza dell'epidermide. Avendo di recente comprato un piccolo torchio, ho ripreso l'incisione a punta secca, che in passato avevo più volte saggiato e lasciato cadere per i problemi della stampa, ho voluto cimentarmi sullo zinco in quell'effetto ottenuto incidendo l'ebano. Non ho neanche sfiorato il risultato dello sconosciuto collega Africano, ma la figuretta m'è parsa comunque gradevole e non priva di una certa eleganza, così ho pensato di svilupparla in un quadro. Non volendo limitarmi alla figura sulla spiaggia, ho eliminato la linea d'orizzonte cercando la profondità di campo nell'ammassarsi dei colori verso il fondo; ho evitato facili effetti di fuga (palizzate, vegetazione) nel lembo di bagnasciuga, ho anche cercato di dare il senso di distanza con le onde, dettagliando quelle in primo piano per dissolvere in un diffuso brillio verso il fondo. Ho trascurato il dettaglio della capigliatura per non smarrirmi in una ricerca minimalista, evitando anche di decorare il tessuto per concentrarmi sull'effetto del vento. E' rimasto il movimento delle mani, e lo sguardo non privo di malizia, ma l'episodio del corpo scoperto di sorpresa induce ad un vago confronto con la Venere di Botticelli, che nasce dal mare, col vento che la spettina e gonfia il mantello di seta che le vien porto...non s tratta di un riferimento intenzionale, è una considerazione a lavoro quasi completo, l'associazione dell'acqua alla bellezza femminile credo sia fisiologica per qualche percorso mentale, oltre che un comodo pretesto per mostrare nudità; volendo poi riferirsi a qualcuno, è ovvio scegliere gli Autori più importanti.


lunedì 11 giugno 2012

61 0mbre d'estate

Summertime
Olio su tela cm. 80x100
Continuando la serie stagionale coi cavalli, sono arrivato all'estate. Summertime. Ovvio il riferimento a Gershwln, la madre e il piccolo, la vita è facile, le aspettative serene. Ombra e fresche acque mitigano il clima rovente, è un momento felice.
La maculazione degli Appaloosa frantuma ulteriormente il colore diviso, gioca con la luce, fa festa.

domenica 13 maggio 2012

60 Il respiro delle foglie


Considero l'action-painting un procedimento da esplorare, per gli stimoli che può generare la sua primitiva semplicità.
Dirigendo la mia ricerca nella rappresentazione di concetti sia astratti che materiali attraverso una Pittura condotta con criteri canonici, ed avendo scelto di dare ai miei lavori caratteristiche di immagini riscontrabili, è inevitabile abbinare all'operazione di dripping o di spruzzo un'elaborazione con modi più tradizionali. Essendo partito dalla casualità delle macchie gocciolate sulla tela, le foglie ed i rami si sono disposte in un'armonia naturale, seguendo un vento ideale, nell'intento di figurare l'aria tra di essi, un fruscìo di leggera brezza.
I colori autunnali hanno favorito la figurazione di una luce densa, contrappuntata ad ombre cariche.
Non escludo che il lavorare su toni pieni possa condurmi ad un uso del nero in qualche lavoro futuro. 

mercoledì 7 marzo 2012

59 Partendo dall'oscurità





Partendo dal buio, i cambiamenti di luce del giorno riconducono ad esso, in una sorta di genesi costante.
E' stato un lavoro ben più lungo di quanto pensassi, che ha richiesto molti cambiamenti sul progetto iniziale. Avevo immaginato di lavorare su una medesima inquadratura, ma la laboriosità di ridisegnare per quattro volte la geometria delle rotaie senza lucidare o spolverare, il tedio delle operazioni ripetitive e la mia pigrizia m'hanno portato ad immaginare lo stesso parco ferroviario inquadrato da punti di vista differenti, come se nei diversi momenti si guardasse da bordo di un convoglio diverso, aggiungento un'ulteriore dinamica, secondo una mia personale prosecuzione della ricerca futurista, condotta in un ritmo dilatato e scevra di certe connotazioni vivaci che tanto piacquero ad ideologi violenti.
L'espediente per lavorare meno si rivelò una trappola, perchè molto tempo ed infiniti rifacimenti furono necessari per realizzare quattro inquadrature diverse ma riconoscibili della stessa area, e non sono sicuro di aver raggiunto lo scopo.

domenica 29 gennaio 2012

58 Branco a primavera

Un olio su tela preparata a gesso, in casa, 70x100cm. Credo d'aver già detto che la Pittura è comunque astratta, per cui il punto topico del quadro non è necessariamente il soggetto del titolo. Avevo cominciato lavorando sulla vigorosa eleganza dei quadrupedi, poi ho pensato di ambientarli. Il prato è una scelta ovvia, dopodichè si comincia a pensare come questo prato si deve configurare e che parte deve avere nel dipinto. Il verde dell'erba è uno dei miei grandi problemi, invidio certi luminosi prati monocromatici, quelli che dipingo io sembrano sempre qualcos'altro, così che ho pensato che il colore di qualche fiore avrebbe frammentato la massa di verde, e lo studio minimale degli steli e delle ombre avrebbe fornito spunti per modulare. Ho lavorato pensando al prato della Primavera di Botticelli ed a certe matericità di Morlotti, ho ripassato mentalmente tutti gli effetti della luce sulle vegetazioni, tutta la Pittura che ha trattato i fiori, ed ho steso tratti di giallo, d'azzurro, petali color pastello, ombre viola, sprazzi di rosso disposti strategicamente, ed ho velato di pallidissimo verde, di terra debole, riprendendo poi gialli e verdi a impasto più forte, fermandomi solo quando m'è parso che la striscia di prato si integrasse coerentemente con le altre cose dipinte, diventando parte fondamentale del quadro. Il soggetto non è il branco, non è un singolo cavallo, cielo e terra non sono meri apparati di sfondo, il soggetto non è neanche la primavera, bensì la sensazione della primavera, qualcosa di diffuso in tutto quello che è rappresentato, ed in questo senso la fioritura conta quanto l'annusare attento, lo scalpitìo sospeso della mandria, la leggerezza delle nuvole, la limpidezza della luce. In questo consiste l'astrazione, quella che Artisti con diverso percorso evocano senza figurare immagini riconducibili a qualcosa che siamo abituati a vedere. Come per l'Inverno, ho tenuto un punto di vista basso, per straniare la prospettiva più abituale, cercando di rendere lo spazio con altri espedienti. Tutta una Pittura vedutistica, europea e successivamente migrata negli spazi dei Nuovi Continenti, è ricca di panoramiche d'ampio respiro, mi viene in mente una favolosa veduta di Roma da un'architettura sopraelevata ad opera di Turner, con quella curvatura che il Maestro utilizza prima che la fotografia inventi grandangoli e occhi di pesce, e di quelle magiche atmosfere ho voluto tener conto, conservando però l'inquadratura stretta del Caravaggio nella Conversione di San Paolo, sembrandomi la visione ravvicinata dei soggetti più funzionale alla rappresentazione dell'umore degli stessi: un branco di cavalli liberi in un grande spazio non ne avrebbe evocato il respiro, l'afrore, la vibrazione dei muscoli. Ma i cavalli sono comunque liberi in un grande spazio, e questo è ciò che il dipinto deve evocare, uscendo dai limiti del quadro. E per questo mi sono servito dei toni di colore, della plasticità dei chiaroscuri, e del minimalismo dei fiori che si perdono in una prateria.

giovedì 5 gennaio 2012

57 L'amore ripreso
















Il cavallo è probabilmente la prima cosa riconoscibile che io abbia imparato a fare, disegnando con un mozzicone della matita da falegname sulle tavole piallate, nella bottega paterna, al paesello. Mio padre m'aveva fatto, qualche volta, delle sagome di carta, strappando i margini a trattini, e qualche volta mi aveva disegnato una figura equina molto stilizzata su qualche scarto di compensato, ed io avevo cominciato a tracciare a mia volta quella primitiva immagine di quadrupede. Ginosa, sulle Murge, è terra di cavalli, con l'asino di Martinafranca si incrociano infaticabili bardotti, ed il traino a due ruote era il mezzo più diffuso nel paese, sicchè gli equini erano costantemente presenti nel mio immaginario infantile. Emigrando a Milano, venni a conoscenza dei pesanti cavalli da tiro, che andavano comunque scomparendo, e dell'esistenza, in un qualche posto inaccesibile, dei favolosi purosangue da corsa. Disegnando moltissimo tutto quello che stimolava la mia fantasia, andavo riempiendo di cavalli ogni foglio pulito che mi capitasse a tiro, dagli imballi recuperati ai fogli di quaderno o, naturalmente, ai fogli da disegno, per la verità piuttosto rari ai tempi, per mancanza sia di soldi che di attenzione per le esigenze espressive dei ragazzini. Accostandomi, col passar degli anni, ad una concezione più, diremo, professionale del disegno, mi lasciai convincere ad applicarmi a soggetti più "seri" secondo non so chi, trascurando vieppiù il cavallo, se non per frequentazioni sporadiche. Mi sembra giusto, quindi, riprenderre ora quel soggetto così stimolante e completo per eleganza ed armonia della struttura muscolare, ponendolo come soggetto prevalente, anche se l'argomento del quadro c'entra poco o niente con quanto rappresentato. Nei tre lavori riprodotti in alto, lavori di almeno dieci anni or sono, il cavallo è parte della storia, sia quello bianco, evocativo, di Emiliano Zapata, sia la montura di Godiva, sia quella sullo sfondo del cavalleresco Giorgio, disarcionato da una moto. Nell'ultimo lavoro, invece, sono i due cavalli che rappresentano l'argomento dichiarato dal titolo: Inverno (olio su tela cm. 60x80). Chi minimamente sa  di cavalli, non può non associare l'aspetto di questi due ad una razza nordica, di paesi il cui pensiero evoca immediatamente il freddo, segnalato anche dall'abbondante condensa del fiato, come io ricordo, nello stupore di bambino meridionale, dalle narici degli esemplari che ancora trainavano carichi nella foschia degli inverni Milanesi, sul finire dei post-bellici anni 50, quando la periferia conservava ancora qualche fianco di casa dove si leggevano le stanze distrutte dalle attenzioni dei Liberator: la traccia di un lavandino, di uno sciacquone, un profilo di gradini, un corridoio giallino, una stanza azzurra, e forse qualche famiglia giù da basso, nel sotterraneo segnalato "UeSse", a tremare imprecando, qualcuno felicitandosi di star scampando a quel finimondo, che dovrà pur finire.
Oggi invece i giganteschi equini passeggiano in un'algida giornata, facendo risuonare coi grandi zoccoli ferrati il terreno ghiacciato, con la brina che il sole non riesce a sciogliere. Anche qui ho ricercato la profondità di campo senza calcolo di fughe, ed un punto di vista ribassato esalta l'imponenza dei due quadrupedi. Una ricerca laboriosa è stata quella di una luminosità glaciale, nel contrasto del cielo con la massa calda di pelo e muscoli: ho steso un letto di azzurro cobalto e manganese, a tratti di pennello, intercalando con impasto di bianco ed azzurro ceruleo, qualche pallido accenno di giallo, velando poi con spinello di cobalto, che vira al verde, e rilavorando ancora con giallo di cadmio sul bianco titanio ed altro azzurro di Manganese, e non mi si venga a dire che si poteva risolvere con un bell'impasto di azzurro sfumato nei punti strategici, perchè so di eccellenti fotografi che scattano immagini suggestive, e di illustratori dotati che realizzano magiche atmosfere con procedimenti rapidi, ma qui è di Pittura, che si vuol parlare.

lunedì 28 novembre 2011

56 L'età del ferro

L'età del ferro
Olio su tela cm. 50x70

L'età del ferro
Olio su tela cm.50x70
Ridipintura finale
Ritenute brutte da molti, le locomotive Franco Crosti m'hanno sempre intrigato, per il che di mostruoso conferito loro dagli imponenti preriscaldatori e dall'assenza del fumaiolo in testa alla caldaia. Più volte ne ho dipinto, uno dei miei primi lavori divisionisti fu su una di esse, e quella di questo quadro la ricorda. Avevo usato una tela commerciale da cm.50x70, molto economica e decisamente scadente: stavo preparando una mostra, ed affrettai il lavoro per poterla esporre, dopodicè il pezzo mi rimase in studio, finchè decisi di riprenderlo. Il colore asciutto compensava con la sua materia la mediocrità dell'imprimitura originale, fornendo anche un buon abbozzo per l'elaborazione, pressocchè totale, delle tinte. Ho cercato la dura scioltezza dell'acciaio ingrassato delle bielle, il sudore sulla caldaia, la limpida luminosità di un cielo pulito. L'uso che faccio della tecnica divisionista non è rigoroso quanto quello dei divisionisti storici, non basandosi su postulati scientifici, nè su teorie esoteriche di sorta. I miei ricorsi al simbolismo sono deboli e sporadici, voglio che sia chiaro il mio coinvolgimento in una rivisitazione di movimenti sviluppatisi a cavallo dei precedenti due secoli in Europa: ciò che più mi interessa è la Pittura nei suoi aspetti tecnici ed estetici in tutti i momenti dell'evoluzione, di cui ravviso l'estrema sintesi in quella magica epoca che molti storici definiscono "di rottura", tra la metà ottocento ed i primi decenni del novecento. Il mondo andava sviluppando nuove forme di civiltà, le nascenti tecnologie permettevano contatti fra i popoli senza migrazioni di massa ed invasioni, e l'Arte si andava sviluppando secondo canoni estranei al potere, originando movimenti e tendenze che raggruppavano artisti di provenienze diverse ma associati da concetti comuni. Ci si allontana dagli accademismi per dipingere le impressioni, per poi passare ai concetti, alle idee, ai simboli, tutta Europa fa capo a Parigi, ma in ogni capitale fioriscono movimenti di artisti accomunati nella ricerca, così al celebrato impressionismo fanno eco realisti napoletani, macchiaioli, scapigliati da noi, prereffaelliti in Inghilterra, la pittura esportata nelle Americhe va affermando maniere autoctone, il fine secolo che entra nella belle epoque riflette sulla decadenza degli imperi, Vienna partorisce la Secessione, che influenza tutta la mitteleuropa coi suoi cambiamenti di gusto mentre si sfalda l'impero, quello britannico aveva già perso le sue terre oltreoceano, quelle spagnole cominciano ad agitarsi, si sgretola l'impero zarista. Da tutto questo fermento si svilupperanno i movimenti più audaci, aprendo verso spazi illimitati. Se l'atteggiamento degli artisti si è fatto trasgressivo, in ordine con le forti vicende sociali e storiche in corso, la Pittura seguita ad evolversi sulla strada intrapresa fin dalle caverne, attraverso rinascenze e rivoluzioni, fintanto che può correttamante definirsi Pittura, operata con materiale colorante su supporti piani. L'arte che ai giorni nostri suole definirsi "contemporanea" realizza, con mezzi e materiali che poco o nulla hanno a che vedere col dipingere, nemmanco, mi pare, collo scolpire od il modellare, produzioni nel merito delle quali non intendo entrare, limitandomi a non considerare inattuale l'esercizio di un mestiere praticato, con buoni risultati, per svariate decine di secoli. In ogni quadro che dipingo, mi connetto idealmente con quelli che m'hanno preceduto, che siano Maestri riconosciuti dalla critica o mestieranti ignoti, e da loro imparo citandoli in varie maniere, fondendendo ogni riferimento nel mio modo di dividere il colore, di rappresentare. Posso riferirmi a Pollock dipingendo un paesaggio o figure in un interno, Citare Van Gogh in un mare che egli mai dipinse, evocare accordi morandiani nel dipingere capannoni di fabbriche, e così via, vagando in uno sterminato panorama senza vincoli di tempo o di maniere. Trasformare la sensazione del ferro scuro e umido in una testura cromatica, cercare di farlo, chiama in causa la matericità plasmatica di Rembrandt, la solidità severa di Sironi, un controllo della luce leonardesco, e non escludo l'estasi realistica di Turner. Tanta gente per questo quadretto? Certo che senza di loro io non sarei.



55 Riciclando






















Non ho mai avuto un buon rapporto con le cornici, che troppo spesso sono considerate la parte più importante di un quadro, come sostenuto da Frank Zappa. Tuttavia io continuo a considerare la Pittura l'elemento essenziale, ma non v'è dubbio che una buona cornice può valorizzare un dipinto, inserendolo degnamente fra gli arredi, tanto che nei secoli s'è venuta sviluppando un'arte corniciaia di tutto rispetto, fonte di sicuro reddito ai suoi adepti. In polemica con tutto questo, e poichè le cornici valide costano care, avevo messo in opera un quadro di piglio decorativo, con annessa finta cornice, lavorando con tempera acrilica, ma me ne stancai abbastanza presto, e quando ebbi bisogno di un telaio della misura, lo smontai, arrotolandolo da qualche parte. L'ho srotolato di recente, tirato su un telaio più piccolo, e portato a termine ad olio, applicando la tecnica che nel frattempo ho sviluppato. La natura morta con fiori non è mai stata posata, il vaso non esiste, i fiori sono a memoria; è tutto un lavoro sulle tinte, sulla luce, su forme e volumi, insomma su valori che potrebbero costituire un quadro astratto, essendo tutto il visibile prodotto in funzione della pittura. Fare quadri astratti resta una mia chimera, e continuo a non avere un buon rapporto con le cornici.







domenica 13 novembre 2011

54 Il quadro rubato

Rosso di seta
Olio su tela cm.80x100
Il quadro con questo soggetto, postato il 26 dicembre 2010, si intitolava "Rosso!", e l'avevoa lasciato in comodato ad un amico che l'aveva esposto in un suo ristorante, da dove fu rubato.In un certo senso mi sentii gratificato da quella ladronesca attenzione, tanto più che avevo conservato cartone e lucido per il ricalco, e potevo ridipingere il quadro, migliorandone la qualità.
Non sono in grado di dire se questo lavoro sia meglio del precedente, ma di sicuro ogni elemento è stato rivisitato, ho cercato di ammorbidire la figura, aggiungendo l'episodio del gatto, arricchendo i drappeggi e cercando di dare una luce serotina alla scena, cosicchè mi venne il titolo "Rosso di seta". Il quadro misura cm.80x100, ed è stato dipinto ad olio su un vecchio lenzuolo preparato a gesso. Il supporto preparato in casa mi dà una superficie più materica, ho la sensazione che la pittura venga incorporata nell'imprimitura, che in qualche modo condiziona le tinte.

lunedì 7 novembre 2011

53 La giornata














Dipingere le diverse ore del giorno porta inevitabilmente a confrontarsi con Monet, e se ne esce acciaccati, ma io ci ho voluto provare, ed è stato un lavoro lungo e frustrante, ciononostante una ricerca coinvolgente. Lavorando a memoria, mi sono trovato ad operare in una sorta di concettualità, cercando di evocare le sensazioni della luce sul mare nei diversi momenti. La fase che più m'ha impegnato è stata quella del giorno pieno, per l'assenza di rossi, di riflessi lunari, di tenuità antelucane, od altri effetti per distrarre l'occhio critico dalle mie carenze: sole implacabile, mare calmo, luce diffusa; come saranno i riflessi? E quella vegetazione, troppo presente, troppo verde; fuori luogo chiamare in causa l'autunno, le piante sul mare le ricordo sempre verdi. Si tinge, la macchia mediterranea? Azzurro azzurro e verde carico si ammazzano tra di loro, cerco nel giallo, ma la sua luminosità muore, il rosso salta troppo. Le ridotte dimensioni, cm.35x45, non aiutano, se non si vuole far miniature, una veduta così ampia chiederebbe un formato doppio di questo. Lavorare su una'inquadratura più stretta, m'avrebbe forse portato a controllare meglio la composizione dei colori, ma credo di esser comunque arrivato ad un risultato accettabile.
Il tramonto, la notte, l'alba, offrono maggiori pretesti cromatici, che rendono agevoli trucchi ed effetti, bisogna star attenti a non cadere nel banale, nell'effetto da cartolina. In deroga ai miei principi, per il buio della notte ho usato un po' di nero d'avorio: forse, su un formato più grande, avrei ottenuto il buio cercandolo con azzurro di Prussia, verde smeraldo, rosso di Garanza, bruno scurissimo. Con buona pace di Savinio, ritengo che il nero, che apprezzo moltissimo negli abiti, nella grafica e negli arredi, sia pericoloso per la pittura, sebbene non manchino esempi di utilizzo del nero in Maestri anche più antichi del grande Metafisico.



sabato 22 ottobre 2011

52 Hard Work

Hard Work
Olio su tela cm. 30x50



Monument
Olio su tela cm. 70x90
Continuando la mia ricerca sulla visione frontale, sempre rifuggita come troppo facile e priva di dinamica, ho ripreso un disegno a carbone e pastello di qualche anno addietro, portandolo su tela. L'immagine di questa potente Hudson, stretta nei suoi spartivento, vuole esprimere qualcosa di solenne, la staticità maestosa di un gigante in pausa, che se si muove te ne accorgi, da cui il titolo Monument, con qualche richiamo anche alla Monument Valley nei colori da Western del tramonto. Lavorando su questa inquadratura stretta, sulle simmetrie frontali, (altro elemento, la simmetria, che ho sempre cercato di evitare), mi sono coinvolto in una maggior concentrazione, che in qualche modo dava al quadro la forza spirituale di un Mandala, e non credo solo per via del disco definito dal fronte della caldaia.
Non mi pare fuori luogo, a questo punto, proporre, in considerazione della frontalità, quest'altro lavoro, (Hard Work), di diversi anni fa, perchè rappresenta sicuramente un passo sulla strada. La frontalità si stempera nella veduta dei carri trainati, e la dinamica di movimento si manifesta principalmente nell'imponente sbuffo di fumo, che richiede un'ampia inquadratura per potersi sviluppare, ma la locomotiva è tuttavia concentrata nell'immagine frontale, una faccia, una maschera, un'entità che interloquisce direttamente con chi guarda, o chi sta dipingendo. Parafrasando il Poeta metropolitano Ivan, che dice "Poeta chi legge", io chiamerò Pittore, o comunque Artista, chi osserva il quadro, instaurando con esso un dialogo che lo rende participe dell'azione che ha prodotto il dipinto. Da qui il parallelo col Mandala, o almeno, dell'idea che io, culturalmente lontano da ogni forma di misticismo, ho del Mandala: un'immagine che, stimolando la meditazione, favorisce quell'isolamento del pensiero che ci porta altrove, generando comunicazioni al di là delle peculiarità dei linguaggi.

giovedì 8 settembre 2011

51 Uscendo dal buio











From the Dark
Olio su tela cm.50x80
Veduta frontale e prospettiva centrale le frequento di rado, solo se funzionali all'economia del quadro, come ne "Il piano del ferro", od in questo olio su tela da cm. 50x80, che ho titolato "From the Dark", pensando ad un'ora intermedia, crepuscolo come alba, in cui ombre grevi si stemperano in un luce che va definendosi, o scomparendo. La locomotiva, che scivola per inerzia, si sta fermando, emerge dall'ombra. Il faro acceso offre spunto di studio per l'effetto della luce ravvicinata, tentandone la scomposizione nei colori dello spettro, contrapponendo la sua consistenza eterea a quella solida del fronte della caldaia e della targa col numero; fa buon gioco la colorazione grigia del fronte caldaia in uso talvolta negli Stati Uniti, un metallo nero avrebbe richiesto altro trattamento ed avrebbe influito sulla plasticità. Una veduta di scorcio avrebbe funzionato più facilmente per la resa del movimento, ma ho pensato che la frontalità in un'inquadratura stretta possa suggerire un movimento lento ed ineluttabile, il pigro snodarsi delle bielle nel lento procedere è intuibile da chi conosce le locomotive a vapore, mentre non è detto che il rappresentare le bielle in uno scorcio lo avrebbe comunicato a chi guarda. inoltre, non so spiegare perchè, questa stretta inquadratura frontale apre verso quella dimensione sonora che è parte della mia ricerca, l'assenza di sbuffi suggerisce uno sferragliare lungo in calando.

martedì 16 agosto 2011

50 Cavalcando le onde




Camargue!
Olio su tela cm.40x70
Prima dei tredici anni, non avevo mai sentito parlare della Camargue. Fu a seguito della proiezione di un film a scuola, storia di un ragazzo che scappava in mare su un cavallo dalla criniera bianca, che l'insegnante di lettere ci diede qualche notizia di questa zona della Francia, il cui nome affiorava poi di tanto in tanto in qualche racconto o sulle pagine di riviste tipo National Geographic. Se non sbaglio a capire il francese, Brassens canta di volervi esser sepolto per passare la morte in vacanza, ma fu solo attorno ai quaranta che vi transitai brevemente, in via per la Spagna, e vidi di sfuggita la sua gente di taglio Gitano, una taverna con chitarre appese al muro, promesse di tablao flamenco nella sera che trascorsi altrove perchè non guido la macchina ed ero l'unico cui la cosa potesse interessare. Intravidi anche le mandrie semibrade di questi cavalli che sono grigi e bianchi nell'età adulta, scuri da puledri. Perciò questo quadro rappresenta più un luogo della mente, che un ricordo di un posto reale, offrendo così il pretesto per cercare la luce, lo sciabordìo delle onde interrotto dai tonfi del galoppo, lo scintillio degli spruzzi vivacizzato dai colori iridei che il sole produce sulle gocce. Il taglio dell'inquadratura, che esclude l'orizzonte, vuole suggerire una spazialità oltre i limiti del quadro, richiamando il cielo sereno e luminoso nel suo riflesso in mare.

venerdì 22 luglio 2011

49 Ritorno





Mask
Olio su tela cm.70x100
Avevo arrotolato questa tela, riutilizzando il telaio. Era una tempera del 1973-75, anni di vita disastrata, il quadro era approssimativo ed inconsistente, anche se all'epoca m'era sembrato di fare chissacchè. Ma erano tempi inconsistenti, ed io mi stavo buttando via. Riprendere questo dipinto è stato come rammendare un pezzo di vita, poca cosa, meglio che niente. Vi ho ridipinto sopra ad olio, dividendo il colore e riequilibrando il disegno, provando un senso di rammarico per il tempo perduto. Se avessi cominciato allora a lavorare con impegno e rigore...Tardi ho capito che talento senza mestiere è buono per i rotocalchi da parrucchiere. Alla fine, il quadro m'ha dato una certa soddisfazione, mi sembra una discreta sintesi della ricerca che sto facendo, e di quella che non feci: arte primitiva e futurismo sono citati attraverso un lavoro insistito sulle tinte ed un disegno elementare, di cui non sfugge di sicuro la schematicità geometrica dell'impianto, anche se timidamente proposta: la decorazione segnaletica della macchina, i raggi taglienti delle luci, l'accenno a fili di telegrafo, la centralità prospettica delle rotaie, dove la fuga del margine superiore coincide con l'orizzonte. Frontalità e prospettiva centrale sono elementi che generalmente evito, mentre qui ne faccio uso con l'intenzione di suggerire il movimento della macchina attraverso la tensione interna dell'immagine compressa da detti elementi inseriti in un'inquadratura molto stretta, piuttosto che tramite altri espedienti illustrativi, come per esempio certe ardite prospettive da grandangolo, che tuttavia non rinnego. Mi interessa poter comporre su registri diversi, esprimermi e comunicare "in all languages", trasponendo in pittura l'armolodia di Ornette Coleman...