Sabato 16 gennaio, ho deciso che non aveva senso proseguire, il quadro può funzionare nell'insieme, tutti i ripensamenti e le idee susseguitesi nel corso del lavoro, potranno trovare spazio in lavori futuri. Pur non escludendo che potrei tornarci sopra fra qualche tempo, considero questo un quadro finito. La locomotiva ha il suo peso, si inserisce bene nel paesaggio, le fumate e gli scarichi di vapore sbuffano, lo sfondo evoca uno spazio maggiore di quello che si vede, ed anche il posizionamento degli alberi di qua del muro suggerisce un avvallamento del terreno. Per le lontananze è stato molto utile l'azzurro cobalto,spento con terra verde e bianco di zinco, il giallo di cadmio ha trionfato nel dare contrasto alla vegetazione più vicina, gli stacchi rossi opportunamente assorbiti dalle altre colorazioni svolgono egregiamente la loro funzione. Fondamentale il violetto, che avevo snobbato per anni, per la trasparenza delle ombre. Ripensandoci, penso che per la profondità avrei dovuto riferirmi all'ampio respiro delle montagne di Segantini, applicandolo a quel claustrofobico ambiente industriale, ma non ci ho propio pensato, cercando cerebralmente in mie trascorse impressioni.
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domenica 24 gennaio 2010
25 Risultato finale
Sabato 16 gennaio, ho deciso che non aveva senso proseguire, il quadro può funzionare nell'insieme, tutti i ripensamenti e le idee susseguitesi nel corso del lavoro, potranno trovare spazio in lavori futuri. Pur non escludendo che potrei tornarci sopra fra qualche tempo, considero questo un quadro finito. La locomotiva ha il suo peso, si inserisce bene nel paesaggio, le fumate e gli scarichi di vapore sbuffano, lo sfondo evoca uno spazio maggiore di quello che si vede, ed anche il posizionamento degli alberi di qua del muro suggerisce un avvallamento del terreno. Per le lontananze è stato molto utile l'azzurro cobalto,spento con terra verde e bianco di zinco, il giallo di cadmio ha trionfato nel dare contrasto alla vegetazione più vicina, gli stacchi rossi opportunamente assorbiti dalle altre colorazioni svolgono egregiamente la loro funzione. Fondamentale il violetto, che avevo snobbato per anni, per la trasparenza delle ombre. Ripensandoci, penso che per la profondità avrei dovuto riferirmi all'ampio respiro delle montagne di Segantini, applicandolo a quel claustrofobico ambiente industriale, ma non ci ho propio pensato, cercando cerebralmente in mie trascorse impressioni.
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lunedì 11 gennaio 2010
23 Work in progress 7
Nel periodo delle feste ho avuto modo di lavorare più intensamente, guardando il lavoro e considerando i vari elementi, devo dire che mi son sentito so0ddisfatto solo della locomotiva e degli sbuffi. ho ripreso quindi il colore dell'erba e delle piante, e la loro disposizione. Non sento ancora la profondità del fondo, e lo spazio tra gli alberi. Cercherò di risolvere con velature, e vitalizzando il metallo sudato della locomotiva. Anche gli sbuffi vanno elaborati, facendo attenzione che non diventino di cemento, dovrò cercare di fare sbuffi definendo le masse con la divisione del colore, ma sarà un'altro quadro, più concentrato sul soggetto, qui troppi elementi disperdono l'attenzione. Se si fosse trattato di una commissione, avrei già dovuto concludere, ma probabilmente sarei partito da un cartone studiato e definitivo, variando poco nell'esecuzione. Ma qui ho voluto che fosse la pittura a prevalere, e forse avrebbe funzionato meglio su un'immagine più semplice. Comunque la Pittura è un viaggio continuo, ogni quadro ha una sua storia, ed a volte pare che vengano da sè cose che sono invece il risultato di percorsi, forse per la prossima seduta avrò trovat0 l'equilibrio soddisfacente, si tratterà forse di interventi leggeri , fatti con sguardo diverso.
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domenica 13 dicembre 2009
17 Work in progress 5
Riproduco, oltre al passaggio attuale, un mio lavoro di una quindicina d'anni or sono, per considerare il percorso compiuto: si tratta di un soggetto che ha molto in comune co n quello che sto trattando, si tratta sempre di scorci industriali, anche se diversi per epoca, posizione geografica eccetera.
Il lavoro finito, "leave room for a laughter", è un olio su tela di cm.50x70, e rappresenta il passaggio di un treno in un paesaggio di periferia urbana, abbastanza convincente nonostante certe crudezze.
Lo spazio è ben definito, gli elementi sono tutti al loro posto, c'è la luce che cercavo.
Il quadro su cui sto lavorando è un'altra storia, siamo in un'America inventata non meno di quella metropoli lombarda, il treno è più presente, c'è il vapore. Ma luce, spazio, equilibrio della composizione prescindono da questi episodi, semmai qui sarà richiesta maggior attenzione alle dinamiche del greve incedere della macchina e dei suoi sbuffi di fumo, mentre gli elementi del paesaggio, pur diversamente disposti, devono ugualmente partecipare al quadro.
Allo stato attuale, le costruzioni in alto a destra sono troppo "di quinta", e la vegetazione è debole, anche se il verde comincia a piacermi. Macchina e fumo potrebbero funzionare per un' illustrazione, ma non sono nella cifra stilistica del quadro che ho in mente.
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domenica 29 novembre 2009
13 work in progress 4
A questo punto, gli elementi del quadro sono tutti presenti. La vegetazione è stata trattata con vari toni di giallo, di verde e di azzurro, incorporando quelle pennellate rosse date per staccare i contorni, e per dare stimolo all'occhio assorbito dal verde.
Il verde è per me sempre un problema, invidio quei pittori che riescono a raffigurare prati e vegetazione con campi di verdi uniformi, i miei verdi sono sempre crudi e molto poco erbacei, devo procedere ad un lungo lavoro, spegnendo con terra di Siena, violetti ed anche rossi decisi, giocando con ombre, e disllivelli per dare aria, e quando smetto di lavorarci non sono del tutto soddisfatto. Problemi analoghi ne ho con praticamente tutti gli elementi, ma se posso dire di essermi sentito soddisfatto qualche volta con un mare o un cielo, rocce o cemeto, drappi e perfino incarnati, il prato verde, l'aiola fiorita, la macchia boschiva, ancora non mi riescono come le immagino. Del resto, il quadro è un viaggio più o meno lungo, con mete non sempre chiare, un viaggio che si interrompe per riposarsi, osservare attorno. decidere se possiamo fermarci o se ce la facciamo ad andare ancora un po'...Certo, lavoravano su commissione quelli che grandeggiano nelle pinacoteche, avevano termini da rispettare, monarchi capricciosi e prelati esigenti da soddisfare, aiuti a libro paga. Ma guardando quella pittura, non posso pensare che nel realizzarla gli artefici non si sentissero in certi momenti fuori dal tempo e lontani dalla cialtroneria di chi poteva permettersi di pagarli, in dialogo sublime col talento, il pensiero, lo spirito e tutte le altre belle cose, anche quando si trattava di pittar frutti, foglie e festoni. In questo senso, affermo che la Pittura è comunque astratta...
sabato 21 novembre 2009
12 Work in progress 3

Siccome per sopravvivere devo fare un lavoro che mi impegna fino alle 17,30, riesco a dedicare alla pittura circa un'ora ogni giorno più 4 o 5 ore del sabato, per cui i progressi significativi vanno di settimana in settimana.
Qui si può vedere che ho proceduto alla definizione delle tinte, ed all'impostazione del paesaggio sullo sfondo, preferendo la rappresentazione di un'area industriale che chiude il quadro, richiamando anche un bordone di suoni da officina su cui si alza lo sbuffo ed il fischio della macchina a vapore, una potente Hudson 4-8-4 (gli americani contano le rute, non gli assi). I verdi sono stati ottenuti accostando tratti di giallo di cadmio rinforzato con bianco titanio, a tratti di azzurro cobalto, grattando poi con spatola e lavorando di pennello, aggiungendo scuri di blu per ombre e volumi, mischiando qua e là anche bruno e terra d'ombra per spegnere il verde.Ho velato il tutto con azzurro e scuro neutro spruzzati passando il dito in cima ad un pennello rigido, si può usare anche un vecchio spazzolino da denti o si potrebbe fare un buon lavoro con un aerografo, ma io vendetti i miei quando smisi, nel '90, di lavorare per i pubblicitari (per la verità furono loro a smettere, per una crisi del mercato, ma non ho rimpianti, se non per i denari). E poi, l'aerografo va pulito, il compressore ingombra, il tubo infescia; meglio sarebbe una pompetta del flit, oggetto diventato introvabile.
Ma torniamo al quadro: con un rosso di cadmio ho rilevato qualche dettaglio, vivacizzato l'erba, sottolinato degli stacchi, la pittura poi coprirà gran parte della sfacciataggine di questo bel colore.
Il fumo ha cominciato a prendere corpo, e già si intuisce il metallo sudato della caldaia, ma molta strada c'è ancora da percorrere per arrivare alla pittura che ho in mente.
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