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lunedì 28 novembre 2011

56 L'età del ferro

L'età del ferro
Olio su tela cm. 50x70

L'età del ferro
Olio su tela cm.50x70
Ridipintura finale
Ritenute brutte da molti, le locomotive Franco Crosti m'hanno sempre intrigato, per il che di mostruoso conferito loro dagli imponenti preriscaldatori e dall'assenza del fumaiolo in testa alla caldaia. Più volte ne ho dipinto, uno dei miei primi lavori divisionisti fu su una di esse, e quella di questo quadro la ricorda. Avevo usato una tela commerciale da cm.50x70, molto economica e decisamente scadente: stavo preparando una mostra, ed affrettai il lavoro per poterla esporre, dopodicè il pezzo mi rimase in studio, finchè decisi di riprenderlo. Il colore asciutto compensava con la sua materia la mediocrità dell'imprimitura originale, fornendo anche un buon abbozzo per l'elaborazione, pressocchè totale, delle tinte. Ho cercato la dura scioltezza dell'acciaio ingrassato delle bielle, il sudore sulla caldaia, la limpida luminosità di un cielo pulito. L'uso che faccio della tecnica divisionista non è rigoroso quanto quello dei divisionisti storici, non basandosi su postulati scientifici, nè su teorie esoteriche di sorta. I miei ricorsi al simbolismo sono deboli e sporadici, voglio che sia chiaro il mio coinvolgimento in una rivisitazione di movimenti sviluppatisi a cavallo dei precedenti due secoli in Europa: ciò che più mi interessa è la Pittura nei suoi aspetti tecnici ed estetici in tutti i momenti dell'evoluzione, di cui ravviso l'estrema sintesi in quella magica epoca che molti storici definiscono "di rottura", tra la metà ottocento ed i primi decenni del novecento. Il mondo andava sviluppando nuove forme di civiltà, le nascenti tecnologie permettevano contatti fra i popoli senza migrazioni di massa ed invasioni, e l'Arte si andava sviluppando secondo canoni estranei al potere, originando movimenti e tendenze che raggruppavano artisti di provenienze diverse ma associati da concetti comuni. Ci si allontana dagli accademismi per dipingere le impressioni, per poi passare ai concetti, alle idee, ai simboli, tutta Europa fa capo a Parigi, ma in ogni capitale fioriscono movimenti di artisti accomunati nella ricerca, così al celebrato impressionismo fanno eco realisti napoletani, macchiaioli, scapigliati da noi, prereffaelliti in Inghilterra, la pittura esportata nelle Americhe va affermando maniere autoctone, il fine secolo che entra nella belle epoque riflette sulla decadenza degli imperi, Vienna partorisce la Secessione, che influenza tutta la mitteleuropa coi suoi cambiamenti di gusto mentre si sfalda l'impero, quello britannico aveva già perso le sue terre oltreoceano, quelle spagnole cominciano ad agitarsi, si sgretola l'impero zarista. Da tutto questo fermento si svilupperanno i movimenti più audaci, aprendo verso spazi illimitati. Se l'atteggiamento degli artisti si è fatto trasgressivo, in ordine con le forti vicende sociali e storiche in corso, la Pittura seguita ad evolversi sulla strada intrapresa fin dalle caverne, attraverso rinascenze e rivoluzioni, fintanto che può correttamante definirsi Pittura, operata con materiale colorante su supporti piani. L'arte che ai giorni nostri suole definirsi "contemporanea" realizza, con mezzi e materiali che poco o nulla hanno a che vedere col dipingere, nemmanco, mi pare, collo scolpire od il modellare, produzioni nel merito delle quali non intendo entrare, limitandomi a non considerare inattuale l'esercizio di un mestiere praticato, con buoni risultati, per svariate decine di secoli. In ogni quadro che dipingo, mi connetto idealmente con quelli che m'hanno preceduto, che siano Maestri riconosciuti dalla critica o mestieranti ignoti, e da loro imparo citandoli in varie maniere, fondendendo ogni riferimento nel mio modo di dividere il colore, di rappresentare. Posso riferirmi a Pollock dipingendo un paesaggio o figure in un interno, Citare Van Gogh in un mare che egli mai dipinse, evocare accordi morandiani nel dipingere capannoni di fabbriche, e così via, vagando in uno sterminato panorama senza vincoli di tempo o di maniere. Trasformare la sensazione del ferro scuro e umido in una testura cromatica, cercare di farlo, chiama in causa la matericità plasmatica di Rembrandt, la solidità severa di Sironi, un controllo della luce leonardesco, e non escludo l'estasi realistica di Turner. Tanta gente per questo quadretto? Certo che senza di loro io non sarei.



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