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mercoledì 23 giugno 2010

38 L'ultimo ballo

Primo studio


Bozzetto gouache
Save the Last Dance for Me
Olio su tela cm. 90x110
L'idea m'era venuta guardando il clown di Hopper in mezzo ai commensali su una terrazza, dove nessuno si cura di lui, un'immagine di solitudine accettata con tranquilla consapevolezza che in qualche modo mi evocava le dolci melancolie di cui Fellini è maestro, con un sottofondo di valzer che arriva sussurrato da un grammofono fuori scena. Disegnai infinite volte la cameriera, che doveva avere un fisico appropriato, volevo che si abbandonasse danzando in un abbraccio immaginario, con lieve autoironia. Disegnando le sedie, poi, mi venne in mente anche un lavoro di Pina Bausch che danza circondata da sedie da cui cerca di liberarsi, inserito in non ricordo che film di Almodovar, forse "Parla con lei". Le mie sedie, però, non imprigionano la mia danzatrice, sono piuttosto un discreto pubblico per la sua gioviale solitudine. Pensando al titolo, mi venne in mente la canzone sambeggiante che avevo sentito da Sam Cooke, o forse era Smokey Robinson, in italiano la facevano i Rockes di Shapiro. Seppi in seguito che l'autore era un ragazzo sfortunato, che, costretto su una carrozzella, guardava la moglie divertirsi nella danza, aspettando con amorevole indulgenza di rincasare assieme a lei. Il valzerino alla Nino Rota fu quindi abbandonato per la tenera amarezza di quel testo sconsolato su un ritmo limbo, e penso che alla fine il quadro abbia relizzato quell'atmosfera sospesa che cercavo, ebbra nella brezza dell'ora lunare, dondolata sulle onde là fuori, mare o fiume, non importa sapere.






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