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sabato 14 novembre 2009

11 Work in progress 2


La fase successiva consiste, dopo aver fissato il carbone (io uso una comunissima ed economica lacca per capelli), nel rinforzare i contrasti, iniziando anche a definire i dettagli. Per questa operazione non uso mai colore nero, ma una tinta neutra, in questo caso terra d'ombra e azzurro oltremare, tenendo l'impasto lungo per sfumare a guazzo. Uso anche terra verde, specie per le ombre sugli incarnati femminili, o varie tonalità di bruno, fino alla terra di Siena bruciata, o anche tonalità di ocra, realizzando sempre comunque un fondo neutro che definisce campi e sfumature, su cui applicherò il colore. Corpose pennellate di bianco danno contrasto e luci, o eliminano parti che non mi convincono, come qui in alto a destra.
Inizialmente, su un monocromo ben chiaroscurato, stendevo varie velature, fino ad ottenere un cromatismo il più vicino possibile a quello desiderato, giocando con alteluci e caricamento di scuri dove opportuno per rendere i volumi: fu a seguito di una illuminante conversazione col maestro Olivieri a proposito di Segantini, Previati e Pelizza Volpedo, la cui pittura poco avevo considerato fino ad allora, che cominciai a cercare le tinte accostando piccoli colpi di colore diviso, iniziando così un'esplorazione che mi sorprende ogni volta. Cominciai anche ad essere meno rigoroso nell'esecuzione del disegno e dell'abbozzo, sviluppanndo man mano la definizione di volumi ed ombre con un procedimento che ha per me qualcosa di plastico.
Tengo a precisare da subito che non ho pretesa alcuna di insegnare la pittura a chiicchesia, avendo per tutta la vita fuggito e dileggiato il "si fa così": mi piace raccontare come faccio io per testimoniare il mio impegno ed eventualmente confrontarmi con altri metodi e criteri, se questo poi dovesse tornare utile a qualcuno, ne sarei felice.

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